29 gennaio 2014

A koala-tea post: Definirsi. Accettarsi. Etichette.

Definirsi. Accettarsi. Etichette.
Tre parole che condizionano la nostra esistenza più di quanto possiamo immaginare.

 
Vi invito a spendere tredici minuti della vostra vita per vedere questa conferenza di Lizzie Velasquez. Saranno tredici minuti della vostra vita ben spesi.
Quando vedi un video del genere, quello che devi fare è smettere di parlare in maniera semplice e buonista e metterti in gioco. Devi scavare, devi martellare, devi scendere nel fango. Nessun messaggio arriva a destinazione se non ci fa dubitare di noi, se non ci fa porre domande su noi stessi.

E così ho cercato di rispondere alla domanda riguardo a cosa mi definisse. Mi sono resa conto che nella mia - per ora breve - vita ho cercato e trovato diverse etichette per definirmi nel corso del tempo.


Ricordo in modo nitido una cosa che mi fu detta da mia madre quando ero molto piccola: non essere mediocre, mai nella tua vita, non essere mai mediocre. Ai tempi non avevo una definizione precisa di cosa volesse dire essere mediocri, ma sentivo che la chiave per essere "di più" fosse aspirare a qualcosa di grande. Nonostante le incomprensioni che io e lei abbiamo avuto nel corso della mia crescita, mia madre mi ha sempre trasmesso la più sincera convinzione che avrei potuto essere e diventare tutto ciò che desideravo. Che non c'erano impedimenti in me per essere ciò che volevo essere.
Finché sono stata una bambina era semplice guardare in alto. Era come guardare le nuvole e pensare che c'è tutto il tempo del mondo per prendere una scala e raggiungerle. Non c'è l'ansia, non c'è il dubbio o la delusione. O la paura di scivolare a metà strada.
I problemi iniziarono quando il mio corpo decise di cambiare e io mi ritrovai a dover gestire e convivere con qualcosa che non capivo e sentivo come estraneo. Fino a quel momento l'aspetto fisico non era mai stato un elemento importante per definirmi, ma improvvisamente non solo dovetti  scendere a patti con esso, ma dovetti anche prendere atto che quello che vedevo non mi piaceva. E nemmeno gli altri lo capivano e lo apprezzavano.
Ricordo che alle medie un giorno scoprii che i ragazzini della classe avevano fatto la classica lista sulle ragazzine brutte/belle della classe. Ricordo che se non ero la più brutta, forse ero la penultima ma la sostanza non cambiava. Quello che ricordo con più stupore non era la situazione in sé, l'idiozia di chi cerca di classificare cosa è giusto e cosa è sbagliato, quanto il fatto che io me lo aspettassi e non ci rimasi nemmeno particolarmente male. Era come se io stessa mi fossi definita a priori come brutta e semplicemente fosse ovvio che anche gli altri lo vedessero, lo percepissero. Fondamentalmente ero ancora una bambina e lavoravo per categorie nette: dato che non potevo essere quella carina, di questo ero sicura, potevo essere almeno quella intelligente. Sebbene non fosse facile essere quella che andava bene a scuola a livello di popolarità, mi sembrava di essere a posto in un certo senso. Sistemata, schematizzata. Ero quella intelligente, ero la più intelligente. E questo mi faceva stare bene con me stessa.
Arrivata al liceo, le poche certezze che avevo crollarono. Scelsi quello che - a posteriori - è un campo che mi compete poco, perché per quanto io abbia una mente con una impronta scientifica, di sicuro non sono una donna di scienza. I voti diventarono sufficienti, buoni, di sicuro non ottimi, e io mi sentii sprofondare in quella "mediocrità" che agiva sulla mia mente come il peggiore degli spauracchi.
Fu a quel punto che iniziai a leggere in modo assiduo, libri che a volte (ma segretamente) faticavo a capire. Se non potevo essere quella carina o quella con i buoni voti o quella intelligente, volevo essere almeno quella che leggeva, quella colta. A posteriori sembravo una parodia della utente media di tumblr ante litteram. Ma ai tempi ne avevo bisogno: avevo bisogno di una etichetta che mi dicesse chi ero, cosa facevo, di cosa avevo bisogno. E lavoravo per esclusione.
Sperimentai anche l'etichetta "fidanzata di", ma mi stava terribilmente stretta. Non la relazione in sé, non il tipo di legame. Semplicemente capii presto che non ero il tipo di persona che riesce a trovare una propria dimensione solo e soltanto attraverso una persona accanto a sé. Il mio IO veniva prima, e andava definito il modo autonomo. Mi servivano altre etichette, altre definizioni.


A un certo punto, dopo aver passato uno degli anni più difficili della mia vita, decisi che ero stufa di forzarmi ad accettare una versione di me che non m davano soddisfazione e di creare definizioni posticce per potermi accettare e per trovare uno spazio nel mondo. Mi dissi che se potevo cambiare o migliorare qualcosa di me, dovevo farlo. E una volta eliminato ciò che non mi piaceva e potevo cambiare, sarebbe rimasto quel nucleo, quella "pura Alessandra" che avrei dovuto semplicemente accettare così com'era. Ma mi sembrava che a quel punto sarebbe stato più semplice perché almeno avrei avuto la stima di me stessa, come una persona che ci prova ad essere ciò che vuole essere.
In quel momento, con la maturità, il cinismo e il realismo che mi sussurravano che le nuvole sono di fatto irraggiungibili, mi sembrò che prendere una scala e salire finché potevo per guardarle più da vicino fosse comunque realizzabile.

La storia si conclude così, per ora. Decidere di cambiare è un passo importante, ma non finisce in quel momento e sento di dover lavorare ancora molto su me stessa e sulla mia persona.
Di tanto in tanto torno ad avere bisogno delle definizioni. Quando sto male, mi danno certezza. Quando mi sento insicura, mi aiutano a ricordare chi sono. Ma cerco di focalizzarmi su quello che sento di fare bene, su quello che so di fare bene. Ho smesso di pretendere troppo da me in campi che non mi competono (e comunque di tanto in tanto fallisco miseramente) e ho iniziato a pretendere da me dove so che posso dare molto. E ho smesso di andare per esclusione in modo così netto, perché Alessandra può essere una bella ragazza, anche se non è la più bella o la più perfetta, e può essere intelligente anche se non è la più intelligente. E un brutto voto non intacca la sua testa e un commento sul fatto che il suo fisico non sia perfetto non la rende meno bella.
Soprattutto, ho smesso di definirmi secondo quello che gli altri vedevano in me e ho smesso di vedermi con i loro occhi. Perché gli unici occhi che volevo mi guardassero per quella che ero, gli unici occhi dai quali volevo vedermi accettata completamente erano i miei.


Dopo un passato in cui mi sono definita brutta senza se e senza ma, un passato di cui ancora fatico a guardare le foto, mi sembra un grande risultato essermi messa in gioco con questo blog. E ritengo una grande fortuna, dopo anni a peregrinare, aver trovato qualcosa che amo fare e che sono brava a fare nella vita (ricordo quando ho pensato: "ciò che amo ha un nome, voglio fare questo da grande").
Ora, quando ho bisogno di definire me stessa, guardo queste cose, questi piccoli successi per cercare di costruirne uno più grande.
Ma sono consapevole che sia solo l'inizio di un lungo percorso. 

28 gennaio 2014

A koala in the kitchen: muffin al cacao, caffè e cioccolato (e ricetta base)

Sono un po' emozionata perché in un certo senso è come se stessi per postare mio figlio, perché questa ricetta per i muffin è la mia ricetta, creata da me da zero, come base per qualsiasi variazione sul tema.
Nel particolare, vi propongo questa versione con cacao, caffè e gocce di cioccolato, ma in teoria la base è valida per qualsiasi tipologia di muffin vogliate fare. Allo scopo, scriverò prima gli ingredienti della versione base con alcune precisazioni nel caso vogliate "declinarla" e dopo quelli per creare questo particolare tipo di muffin.


Alcune precisazioni sono d'obbligo.
Con questa ricetta mi vengono in media sei muffin della dimensione standard di un muffin-cupcakes (quella che vedete nelle foto, in un piatto da frutta). Ho scelto io questa quantità che può sembrare scarsa per alcuni, perché amo farli più sovente e averli sempre freschi, che farne tanti e rischiare che vadano non mangiati e quindi si secchino dopo qualche giorno (i muffin danno il meglio di sé nei primi due giorni).
E' una ricetta relativamente "light", in quanto metto pochissimi grassi che - in teoria - si possono anche eliminare in toto senza andare a intaccare la bontà della ricetta (provato).

Ingredienti della versione base
75 grammi di zucchero
1 uovo medio
1 vasetto di yogurt (qualsiasi tipo va bene)
2 cucchiai di olio di semi (opzionale)
120 grammi di farina
20 grammi di fecola o maizena (eventualmente, di cacao)
2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci
pizzico di sale
aroma alla vaniglia

Ingredienti della versione al cacao, caffè cioccolato.
80 grammi di zucchero (ho aumentato in vista della accoppiata caffè + cacao, entrambi amari)
1 uovo medio
1 vasetto di yogurt
2 cucchiai di olio di semi
120 grammi di farina
20 grammi di cacao amaro
2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci
pizzico di sale
2-3 tazzine di caffè (non zuccherato)
gocce di cioccolato fondente a piacere

Se il composto risulterà eccessivamente liquido, aggiungere un cucchiaio di farina o maizena.
Gli ingredienti sono stati scritti nell'ordine in cui si aggiungono. Si parte dallo zucchero e dall'uovo, sbattuti in modo energico fino a creare un composto quasi spumoso, per poi aggiungere lo yogurt e l'olio. Setacciando, si aggiungono i componenti secchi: farina, cacao, lievito e il pizzico di sale.
Infine ho aggiunto il caffè e le gocce di cioccolato.
Ho riempito i pirottini e ho infornato a 180° per 20 (massimo 25 se il vostro forno tiene meno bene la temperatura) minuti circa.


Le combinazioni che ho fatto con questa ricetta sono infinite. Le mie preferite sono cacao e pere, cocco (usando ovviamente la farina di cocco togliendo un po' della farina classica) e mirtilli, cioccolato bianco e ribes. Semplicemente si va ad aggiungere e/o sostituire dove necessario. La ricetta funziona sempre bene, l'unica modifica che posso consigliare è aggiungere un po' di latte qualora si lavori con il cacao (qui non l'ho messo perché il caffè era già liquido abbastanza), ma per il resto... va sempre bene. Tanto che ho smesso di seguire mille ricette diverse per realizzare muffin diversi, semplicemente aggiungo, tolgo, metto ciò che preferisco di volta in volta...

Al solito, se li provati, se li modificate... fatemelo sapere con un commento o con una foto su facebook o instagram (ogni volta che mi taggate nelle foto dei piatti e dei dolci che realizzate con le mie ricette mi fate tanto felice).

27 gennaio 2014

The butterfly counts not months but moments, and has time enough. Dita Von Teese inspired look.

Sarò breve e concisa. 
Non volevo postare questo look nonostante mi piacesse tantissimo perché le foto non erano venute un granché e sarebbero state pubblicabili - ovvero, passavano il mio insindacabile giudizio - unicamente dopo 1. essere passate attraverso un filtro per definirle il più possibile (ma ho cercato di mantenere i colori fedeli), 2. rinunciando a pubblicare una foto a occhi aperti.

Alla fine ho deciso di pubblicarlo lo stesso dopo un lungo ponderare. Non ho pretese di insegnare o dimostrare qualcosa. Il mio scopo è solo condividere quello che - spero - si possa definire un momento creativo. Una ispirazione che è arrivata a me e che io spero di poter passare a chi mi segue. Non pretendo di essere la musa di nessuno, ma mi piace condividere ciò che faccio... altrimenti non avrei mai aperto questo blog.

Quindi no, non ho foto ad occhi aperti che siano venute in modo decente. E onestamente non credo siano necessarie...
L'ispirazione è nata guardando Dita von Teese nella passerella di Jean Paul Gaultier. Se aveste visto questa immagine del trucco a occhi aperti (qui), avreste mai detto che si trattava di qualcosa di diverso dal suo solito "riga di eyeliner e ciglia finte" oltre a quella leggera ombra blu? Onestamente, credo di no. Eppure, guardando una delle poche foto in cui ha gli occhi chiusi (qui), si nota subito la differenza.
Certi trucchi danno il meglio di loro a occhi chiusi. E nella vita reale, in cui non state bloccate con gli occhi aperti 24 ore su 24, ma li chiudete, ponderate guardando in basso, guardate di lato ecc... vi assicuro che si nota, si vede, si percepisce comunque. Una foto, al contrario, tradirebbe completamente lo spirito del trucco.





Diciamo che il trucco di Dita mi ha dato il la per delirare in modo autonomo, ma mi piaceva l'idea di questo trucco allungato e sfumato, che ricordasse per colori e per forma proprio le ali di una farfalla. 
Sulle labbra indosso il mio grande amore attuale.
Io sono una persona dai colpi di fortuna inutili, ovvero ho fortuna in cose assolutamente sciocche e superficiali. E così girando per la mia cittadina, in una delle profumerie snob ho trovato una svendita di alcuni rossetti Guerlain delle vecchie stagioni. E indovina indovinello cosa c'era lì ad attendermi alla "modica" cifra di 21 euro (contro i circa 40 prezzo pieno): Madame Batifole. Uno dei rossetti più amati dello scorso anno, e che qui andò esaurito in pochissimo nonostante il prezzo. Sì, è stato un colpo di fortuna assolutamente inutile.
Però è bellissimo sul serio.

E ovviamente non sono stata né breve, né concisa. Ma lo sapevamo già.


Face:
Charlotte Tilbury Light Wonder
Kiko Full conver Concealer 2
  Bourjois powder "Healthy balance" 52 Vanille
Kiko blush "Bold rose" (lim. ed.)
Eyes:
MAC paint pot in "Soft ochre"
Urban Decay 24/7 Glide-On Eye Pencil in "Eletric"
Sleek palette in "Ultra mattes v1 Brights" & "Ultra mattes v2 Darks"
MAC fluidline in "Blacktrack"
MAC eyebrow pencil in "Lingering"
Bourjois Mascara Volumizer
Lips:
Guerlain Lipstick in "Madame Batifole"

26 gennaio 2014

A koala in the kitchen: torta salata con patate e gorgonzola

Questa è la mia personalissima ricetta per realizzare le torte salate. Io ve ne propongo una versione con patate e gorgonzola che ovviamente può essere riveduta e corretta con la farcitura che più preferite o con le sostituzioni che più vi aggradano. Procediamo!

briciole sul tavolo: perché in questa casa siamo soliti anche mangiare

Ingredienti:
per la pasta
140-150 g di farina
60-70 g di burro
acqua q.b.
sale q.b.

per la farcitura
una patata di dimensioni medie
ricotta (circa 100 g)
parmigiano
gorgonzola (opzionale)

Sarei poco professionale a dirvi di prendere la brisé già fatta. Voglio essere un blog di cucina serio e partire dalla base. Anche perché non stiamo parlando di fare la pasta sfoglia, per diana!
Quella che sto per realizzare è una versione che ho ri-proporzionato personalmente, con delle dosi adeguate per una torta salata delle dimensioni di un piatto da portata, dato che ovunque trovavo solo dosi per sfamare un reggimento di persone.

Per prima cosa mettete la farina in una terrina. Aggiungete il burro freddo da frigorifero a pezzi piuttosto piccoli. Non andremo a impastare a questo punto, ma piuttosto a sbriciolare ulteriormente il burro in pezzi sempre più piccoli aiutandoci con la farina. Il movimento delle mani è proprio quello che si fa quando si va a sbriciolare le zolle di terra. Questo servirà a distribuire al meglio il burro nell'impasto. Il composto dovrà risultare sabbioso, sbriciolato.
In teoria, la brisé secondo alcune versioni dovrebbe essere una preparazione neutra, senza sale (o zucchero, nel caso venga usata per preparazioni dolci). In realtà vivo con persone che stanno perdendo le papille gustative, ragion per cui aggiungo un cucchiaino raso piccolo di sale e siamo tutti più felici.
Questo passaggio può essere ovviamente realizzato con l'ausilio di un mixer dotato di lame. Il risultato sarà lo stesso. Io faccio a mano perché prima che prendo il mixer, lo metto sulla base della planetaria e tutto, mi passa la voglia e a mano faccio decisamente prima. Ma sono scelte.
A questo punto aggiungiamo l'acqua fredda poco alla volta, impastando con una forchetta. Quando il composto inizierà ad unirsi formando un impasto, smettiamo di aggiungere acqua e lavoriamo con le mani. L'impasto finale dovrà risultare compatto, liscio e solo leggermente appiccicoso. E' meglio aggiungere acqua che farina, quindi andate poco alla volta e valutate se è sufficiente o meno.
Prendete della carta forno (abbastanza da coprire la teglia), ponete il panetto in mezzo e chiudete la carta come se steste realizzando un pacchetto. Mettete in frigo a riposare per almeno mezz'ora.

Intanto prepariamo le verdure.
Una errore piuttosto comune per chi non è esperto di cucina è quello di non cuocere le verdure prima di metterle nelle torte salate. Purtroppo il forno non è sufficiente a meno che non siano grattugiate molto finemente, soprattutto quelle più "dure", come le patate. E' quindi buona norma cuocere sempre un po' le verdure su una padella antiaderente con poco olio. 
Un'altra buona norma è quella di tagliare le verdure molto sottili, per rendere il procedimento più veloce. Io mi aiuto con una grattugia che ha un lato proprio per creare fette sottili.
Io ho scelto di usare la patate, ma ovviamente qualsiasi verdura può funzionare (un classico sono le zucchine, of course). Una volta tagliata la patata, ho posto le fette in una padella con poco olio, sale e pepe e le ho fatte cuocere a fuoco molto basso (il minimo nel mio fornello) finché non sono dorate.

Passata la mezz'ora, si potrà accendere il forno impostandolo a 180° e prendere la pasta dal frigo già posta nella carta forno. Per stenderla preferisco usare le mani: con i palmi spingo la pasta verso l'esterno e nel mentre faccio ruotare la carta forno, in modo da allargarla dandole una forma circolare. Ovviamente anche un mattarello fa bene il suo lavoro, ma ricordate di mettere un po' di farina sulla superficie altrimenti si attaccherà terribilmente.
Una volta stesa la pasta, con i rebbi di una forchetta punzecchiate la base.
Il primo strato della torta è formato da un formaggio spalmabile. Secondo me, la scelta migliore per gusto e leggerezza è la ricotta (vaccina nel mio caso), ma in mancanza anche lo stracchino o la crescenza potrebbero funzionare. E un volta l'ho fatta con il philadelphia. Lo so, è una mezza eresia  ma la torta è venuta buona lo stesso.
Spalmate la ricotta su tutta la base e sopra cospargete del parmigiano grattugiato (se avete la forma e grattugiate voi è un'altra storia, garantito), che aiuterà a dare un sapore più deciso al tutto.
Ponete quindi le verdure, preferibilmente a mano in modo da spargerle meglio ed evitare allo stesso tempo che l'eventuale olio ancora nella padella finisca sulla torta.

A questo punto ho deciso di aggiungere un po' di gorgonzola per dare ancora più sapore, ma è una operazione facoltativa o sostituibile con altro materiale (edibile), ovviamente. Prendere quindi la torta e la carta forno e disporre entrambe su una teglia o leccarda.


L'ultima operazione, prima di mettere la torta in forno (purché sia in temperatura ovviamente), è quella di ripiegare il bordo esterno su se stesso e spennellarlo con del latte (per evitare che si secchi/bruci in forno). Infine, personalmente, pepo ancora il tutto (sono una fanatica del pepe) e metto in forno per circa 15 minuti. La cosa migliore sarebbe monitorare la torta di tanto in tanto per valutarne la cottura. I bordi non diventano particolarmente dorati, ma la parte iniziale tenderà a sciogliersi e/o friccicare appena la cottura sarà adeguata.

Al solito: se la provate e soprattutto se decidete di realizzare una farcitura diversa fatemelo sapere con un commento o con una foto su facebook o instagram (ogni volta che mi taggate nelle foto dei piatti e dei dolci che realizzate con le mie ricette mi fate tanto felice).

22 gennaio 2014

Once upon a time, we burn bright - Rihanna Princess of China inspired look

Cosa succede quando il tempo fa schifo? Che ovviamente devo uscire per qualche impegno (e se è burocratico pure meglio, che così c'è atmosfera) e mi viene l'ispirazione per provare qualcosa di creativo. Così le foto vengono uno schifo. Classico dei classici.
Ridendo e scherzando mi sono messa a rivedere qualche video del Cold play (vi stento, hipster della musica, ridete di me, vi sento) e sono stata ispirata da quella zarra di Rihanna che compare nel video di Princess of China
Purtroppo nell'industria del cinema e della musica, solo quando sei zarra al 100% meriti dei trucchi strong, intensi, fighi. Altrimenti pigliati un look nude e non ti lamentare. Donnaccia.

Ad ogni modo, concluso il delirio parlato, vi lascio con il mio delirio creativo.

Io adoro i look grafici, quelli definiti. Il problema è che sono una vera schiappa nel realizzarli. E non lo dico perché sono a caccia di complimenti. So di essere brava a sfumare, so di essere una troglodita quando si tratta di fare cose definite, in cui serve una discreta mano ferma. Non a caso ho imparato a usare l'eyeliner all'età di 20 e pussa anni dopo un training che nemmeno quando imparavo a scrivere l'alfabeto...
Ogni tanto però mi piace cimentarmi, giusto per ricordarmi perché non lo faccio spesso (ovvero, mi cala l'autostima). Pubblico questo perché tra le tante prove e tentativi che non vedrete nemmeno quando morirò (i miei "epic fail", i "che diamine stavi facendo Alessandra?"), questo mi sembra sia venuto bene.






Filtro filtro delle mie brame... 
No, stavolta la luce era uno schifo e le foto troppo fredde perché io ve le facessi vedere senza un filtro che tamponasse il problema. Quindi invece di una me grigiastra come il cielo, beccatevi una me con la pelle color igloo.

Face:
Charlotte Tilbury Light Wonder
Kiko Full conver Concealer 2
  Bourjois powder "Healthy balance" 52 Vanille
MAC Blush "Harmony" (contouring)
Eyes:
MAC paint pot in "Soft ochre"
Sleek palette in "Au naturelle" & "Ultra mattes v2 Darks"
MAC fluidline in "Blacktrack"
Urban decay eyeshadow in "Gunmetal" 
MAC eyeshadow in "Tilt"
MAC eyebrow pencil in "Lingering"
Bourjois Mascara Volumizer
Lips:
Rimmel Kate lipstick (black) 9
YSL lipstick (fucsia, fuori produzione)

20 gennaio 2014

All about eyes #2 Smokey eyes base con ombretto cremoso

Ciao, sono Alessandra e sto per rivelarvi la ricetta dell'acqua calda.

Questa piccola serie di immagini non vi rivelerà il grande segreto di Fatima, ma semplicemente un modo stra-veloce e semplici per fare uno smokey eyes con un solo ombretto cremoso.
Ovviamente questa non va concepita come una scorciatoia per realizzare dei veri smokey eyes, di quelli fatti bene, di quelli con i controcazzi. Quelli sono un'altra cosa, un lavoro che richiede spesso e volentieri tempo e voglia, e una pazienza per il classico "togli la cera, metti la cera" che sta dietro a ogni buon lavoro di sfumatura.
Questa è più una versione in scala ridotta, il cui risultato non sarà quel gran capolavoro ma abbastanza degno per uscirci fuori quando siete di fretta o non avete grandi pretese. Inoltre, per chi non è proprio in sintonia con la sfumatura, è un buon metodo per approcciarsi agli smokey eyes.


Io di solito non amo fare discorsi del tipo "per realizzare questo serve per forza...", perché spesso sono sterili. Ci sono sicuramente prodotti più buoni o meno buoni, ma riuscire bene non è questione di aver quel prodotto particolare e nessun altro.
Stavolta voglio spezzare una lancia a favore di un prodotto particolare, che secondo me è il BENE per questo tipo di trucchi: i Chubby per occhi di Clinique. Premettendo che Clinique non solo non mi paga, ma probabilmente ignora persino chi io sia, le ragioni che li rendono tanto adatti a questo scopo sono:
  • La forma. E' un matitone piuttosto grosso, la cui forma dovrebbe disegnare la piega dell'occhio senza problemi. La trovo molto più comoda rispetto ai colleghi più sottili (vedi i Long lasting stick di Kiko) perché ci metto meno tempo a colorare l'intera palpebra mobile o a segnare la piega. Rispetto ai classici ombretti in crema che vanno prelevati con le dita o con un pennello, risultano più igenici (io li uso spesso fuori casa) e più pratici.
  • La texture. E se prima la forma poteva essere una preferenza personale, la texture di questo prodotto è ciò che lo rende adatto allo scopo. E' una texture a metà tra un ombretto il polvere e uno in crema, è leggera, facilmente sfumabile, modulabile, non fa macchie di colore. Anni luce dalle texture stile Long lasting di Kiko o degli Aqua cream di MUFE che spesso si lavorano con fatica (soprattutto certi finish).
  • Il finish: satinato. E' il finish perfetto. Il finish opaco rischierebbe di fare macchia di colore, soprattutto se non riuscite a sfumarlo bene, il finish troppo shimmer rischia di fare effetto lampione nella notte.
  • Il range di colori. Anche i colori più intensi (il blu notte o il verde bosco) sono tonalità che ben si adattano ad essere usate da sole senza troppi accorgimenti. Non sono colori eccessivamente vivaci e/o brillanti e/o scuri, che richiederebbero almeno un colore di sfumatura per poterli gestire, ma sono piuttosto smorzati e la texture li rende sfumabili e ben adattabili.
Dovete usare per forza un Chubby Clinique per questo lavoro? No. Potete usare i punti qui sopra per veder se a casa trovate qualcosa di simile tra ciò che già possedete. Cercate quindi un ombretto cremoso dal finish satinato e non eccessivamente shimmer, con una texture leggera e sfumabile. E cercate inoltre colori che possano funzionare usati da soli senza creare effetti panda indesiderati.
Alcuni validi sostituti sono i Pupa Vamp, la cui texture per me è semplicemente divina, e gli ombretti cremosi di Benefit (che però costano di più dei Chubby Clinique). Sconsigliati dalla mia personale esperienza (che potrà nel caso essere smentita dalla vostra) i Long lasting stick di Kiko e gli Aqua cream di Mufe.

Detto questo, cominciamo.


Si parte, ovviamente, da un occhio nudo. Se l'ombretto che sta per utilizzare su di voi forma pieghette dopo qualche ora dall'applicazione, usate una base (neutra o trasparente).
Come si vede nel secondo passaggio ho applicato l'ombretto su tutta la palpebra mobile e la piega dell'occhio. La forma è piuttosto netta. Vado quindi a sfumarla semplicemente con un polpastrello unicamente nel bordo più esterno (verso il sopracciglio), da un po' sotto la piega in su. Se la texture dell'ombretto che avete scelto è buona, non servirà molta fatica. Siate delicate. Se serve, oltre a sfumare, tamponate leggermente il colore laddove necessario. A questo punto, i bordi dovrebbero essere decisamente più sfumati, come mostra il terzo passaggio.
Nel quarto passaggio, riprendo l'ombretto e lo vado ad applicare unicamente nella zona dove voglio che il colore sia intenso, ovvero al centro della palpebra mobile. Se usate un ombretto in crema tradizionale (non con questa forma), tamponatelo.


Il quinto passaggio mostra il risultato al termine di questa "intensificazione" del colore.
Prendo quindi il mio ombretto cremoso e vado a stenderlo sotto l'occhio (passaggio sei). Se serve, lo sfumo leggermente con il polpastrello del mignolo, che è piccolo e delicato.
Infine applico una matita nera nella rima interna e strizzo l'occhio per "stampare" il prodotto anche nella rima interna superiore. Se serve, nuovamente con il mignolo sfumo ancora leggermente il prodotto lungo le ciglia inferiori per mischiarlo alla matita nera (delicate, altrimenti farete un pasticcio!).
Applicate il mascara nero et voilà. Finito.


Al solito, per eventuali domande vi invito a lasciare un commento!
Prossima puntata: lo smokey con un solo ombretto (in polvere) e l'ausilio della matita nera per creare ombre.

15 gennaio 2014

Best of 2013: Makeup & more

Quest'anno il post dei preferiti abbiamo deciso di progettarlo insieme, io e altre amiche blogger: Becky di A bad girl loves silence, Blanche di Chacun cherche son chat, Ale di Dotted Around, S. di Drama&Makeup, Daniela di Shopping&Reviews, Takiko di SofficeLavanda, Darkness di The Taste of Ink e Gliuppina di Vanity Nerd
L'idea era quella di prendere l'elenco fatto l'anno scorso da SofficeLavanda inserendo qualche altra categoria, più o meno off-topic. Il rischio di compilare un post lungo quanto l'intera saga de Il Signore degli Anelli (e ci metterei dentro anche Lo Hobbit) è stato grande, ma siamo riuscite a contenerci a suon di insulti reciproci (ma benevoli). 

Make up!

Primer viso: Benefit The POREfessional Benefit
Primer occhi: MAC Paint post in Soft Ochre
Fondotinta: Bourjois Healthy mix 52 Vanille
Correttore: Kiko Full coverage 02
Cipria: MAC Mineralize skinfinish natural in Medium

Blush in polvere: Bourjois blush in "Rose frisson"
Blush liquido: Benefit Benetint
Prodotto per contouring: MAC Blush in Harmony

Mascara: Rimmel Scandaleyes
Matita occhi: Urban decay 24/7 glide-on pencil in Mildew
Eyeliner in gel: MAC fluidline in Waveline
Eyeliner liquido: Dior diorliner 888 Prune
Prodotto per le sopraccigliat: MAC eyebrow pencil in Lingering
Ombretto in crema: Benefit cream eyeshadow in Birthday suit

Palette/Eyeshadow: Customize, MAC & Urban Decay

Matita labbra: Neve cosmetics Pastello labbra in Sfilata, Too faced Borderline

Pennello viso: Neve cosmetics Blue contour 
Pennello occhi: Neve cosmetics London blending

Top 5 Rossetti

Brave Red MAC - Grandest grape Clinique - Captive MAC - Film noir MAC - Monte Carlo Nyx

Top 5 Skincare

Bio beauté by Nuxe - Emulsione lisciante e idratante per il viso al mandarino
Paul&Joe - Hand cream
CMD Naturkosmetik - Olio di Cocco Biologico
Legami - Burrocacao al cocco
Vidal doccia-shampoo al Ginseng e Guaranà

Top 5 Nailpolish

Kiko base coat 3in1 mat - O.P.I. I have a herring problem - Kiko 338 - Chanel Dragon - Kiko 389


Profumi: Benefit, Something about Sophia & Guerlain La petite robe noir

Non Makeup!
Top 6 fashion

Stivali di pelle Alesya (Scarpe&Scarpe)
Tiffany Key
Borsa priva di marca rossa compratami da padreh che mi ha seguito ovunque
Vestitino nero con pizzo al fondo Zara, indossato per l'esame orale di accesso al dottorato
Blazer H&M
Vestitino petrolio A|wear (ASOS), indossato per la laurea

Top 3 viaggi

  Gerusalemme - Noli - Bergamo


E-shop: ASOS
Canzone: The Killers - Shot At The Night
Libro: Ergativity, R.W. Dixon
Film: I Miserabili
Serie televisiva: Elementary

Tè: Kusumi St Petersburg
Candela: Yankee candle Sparkling snow

One year of Takiko


Se avete qualche domanda specifica su un prodotto, lasciatemi un commento ^^

13 gennaio 2014

Comparazione e swatches: Diva, Dark side, Media, Dare you & Just a bite MAC

Questo post ha il puro scopo di aiutare chi eventualmente volesse acquistare un rossetto scuro da MAC senza avere una idea chiara riguardo ai colori disponibili ed eventuali differenze tra tonalità. Spero possa essere utile sia a chi dovrà fare ordini online, sia a chi andrà in negozio già con una idea su cosa provare e cosa lasciar stare.

Premesse...
I rossetti che mostro sono Dare you, Dark side, Media, Just a bite (edizione limitata) e Diva. Come vedrete sono stati scelti in quanto rientrano tutti nella medesima famiglia cromatica e a volte le differenze riguardano sfumature o sottotoni o finish. Just a bite è stato inserito, nonostante non sia attualmente più in commercio, perché rappresenta un tono altrimenti mancante: un rosso scuro brillante che non tenda né al viola né al marrone.
Sono stati volontariamente esclusi dal confronto Film noir e Instigator perché entrambi sono molto più scuri e cromaticamente distanti (Film noir è marrone con una punta di rosso: il più distante), tanto che per me sono quasi a sé. Li potete comunque vedere all'opera qui e qui.
Le foto sono state realizzate una dopo l'altra, quindi come vedrete le luci, la posizione, il trucco della base... tutto è equivalente e la possibilità di comparazione è massima.
La prima foto ritrae le mie labbra al naturale senza nulla sopra. Come vedete sono davvero davvero davvero pallide. Questo può farvi intuire quanto poco vanno a inficiare il colore del rossetto: il risultato è molto simile a quello che otterrei applicando i rossetti sul mio braccio.
Fatte queste premesse, possiamo cominciare.

Comparazione sul braccio:


Comparazione sulle labbra
Labbra nude
Secondo MAC: non pervenuto
Secondo Takiko: labbra da morto


Dare you, Cremesheen.
Secondo MAC: rosso scuro intenso.
Secondo Takiko: rosso scuro brillante con sottotono mattone/marrone


Dark side, Amplified
Secondo MAC: borgogna intenso
Secondo Takiko: borgogna intenso che tende molto più al rosso che al marrone


Just a bite, Satin
Secondo MAC: rosso medio con sottotono blu
Secondo Takiko: rosso medio intenso con sottotono freddo


Media, Satin
Secondo MAC: purple intenso
Secondo Takiko: rosso vino scuro che tende al viola scuro


Diva, Matte
Secondo MAC: borgogna intenso
Secondo Takiko: rosso vino - borgogna


Considerazioni finali
Dare you e Just a bite sono gli unici veri "rossi" - canonicamente parlando. Direi che li possiamo definire medi, tendenti allo scuro, se individuiamo il rosso classico in colori come Russian red o Ruby woo. Gli altri sono più scuri e tendono al rosso vino o al borgogna.
Dare you ha un'anima mattone mentre Just a bite ha un sottotono freddo. Sono entrambi brillanti, anche se il sottotono li rende brillanti in modo diverso. Entrambi hanno un finish cremoso, anche se Dare you risulta nettamente più lucido.
Media, Dark side e Diva si assomigliano molto. Diva però ha un finish completamente opaco che lo rende diverso una volta applicato rispetto agli altri che presentano un finish più lucido. Media - almeno su di me - è più lucido/cremoso di Dark side.
Diva è anche il più "rosso" dei tre. Dark side e Media mi sembrano lo stesso rossetto declinato in due sfumature diverse. Media mi sembra tendere leggermente più al viola, Dark side al borgogna. Averli entrambi, a mio parere, è assolutamente inutile. Meglio puntare su quello che può starci meglio grazie a quel 5% che li rende differenti e lasciare in negozio l'altro. Se ordinate online sarà ovviamente un terno al lotto, ma mai come in questo caso penso che si equivalgano parecchio.

A chi consiglio cosa...
Li consiglio a chi ama e/o sta bene con i rossetti scuri. Stop.
Mi sembra che nessuno di questi abbia un sottotono o un'anima così forte che rischia di stare male su qualcuno in particolare. Solo Dare you con il suo leggero sottotono marrone (Dubonnet di MAC è peggio da questo punto di vista) potrebbe rappresentare un problema per i sottotoni freddi o per chi in generale non ama i colori che tendono al marrone. Dare you è anche quello che dura meno e tende a fuggire dalle labbra. Serve parecchia cura nel portarlo.
Diva tende a seccare le labbra, quindi più che il colore, è la texture che potrebbe darvi problemi. Nel caso, puntate su Dark side o Media.

10 gennaio 2014

So open up your heart and just let it begin - Katy Perry Unconditionally inspired look

Ciao! 
Mi chiamo Alessandra e ho una nuova tendina. 

A parte le sciocchezze, credo di essere riuscita a trovare un modo di farmi le foto in modo un po' più professionale (sono paroloni, me ne rendo conto), senza dovervi e dovermi disturbare con lo sfondo apocalittico della mia stanza.
Ditemi cosa ne pensate, se vi piace, se pensate abbia migliorato qualcosa...

Tornando al punto del post, ho deciso di realizzare anche il secondo look proposto da Katy Perry nel video Unconditionally, quello un po' più carico. Guardando bene i dettagli, mi sembra che lei indossi questo stesso look occhi sia con un rossetto rosso cupo, sia con il rossetto del primo look nella neve in due diverse scene. Ho comunque deciso di realizzarlo unicamente con il rossetto rosso per evitare di copiarmi troppo. Il primo look lo potere recuperare qui.





Dunque, a posteriori mi rendo conto che su di me appare più freddo rispetto che a lei. Questo dipende molto dai toni che ho usato ma soprattutto dalla mia disponibilità. Non possiedo dei bronzi medi così caldi come quelli da lei sfoggiati e ho dovuto quindi rimediare su tonalità leggermente più fredde. 
L'unico appunto interessante sul trucco occhi è la forma allungata verso l'esterno. Dopo aver steso un ombretto bronzo su tutta la palpebra, ho creato questa forma aiutandomi con un ombretto nero steso con un pennello angolato come eyeliner e un ombretto marrone opaco scuro usato unicamente nell'angolo più esterno per scurire e sfumare. Non sembra un look difficile, ma richiede il suo tempo stile "metti la cera, togli la cera", che è quello classico per ottenere delle forme sfumate soddisfacenti. Serve pazienza.
Per definire meglio l'occhio ho usato un eyeliner marrone applicato in maniera molto leggera e sfumata solo lungo l'attaccatura delle ciglia superiori e inferiori (sotto è stata poi ulteriormente sfumata con il primo bronzo usato).
Sulle guance ho realizzato un leggero contouring e poi ho applicato un blush rosso unicamente sulle gote. Sì, ho usato Frankly scarlet di MAC che come si può vedere, se dosato in modo giusto: si sfiora la cialda senza strofinare ma solo appoggiando, si pulisce un po' sul dorso della mano, e solo a questo punto si va sulla gota picchiettando e NON trascinando.
Sulle labbra Diva e non penso di dover dire altro.


Face:
Charlotte Tilbury Light Wonder
Kiko Full conver Concealer 2
  Bourjois powder in Flower power
MAC Blush "Frankly scarlet"
MAC Blush "Harmony" (contouring)
Eyes:
Benefit cream eyeshadow in "Birthday suit"
MAC eyeshadow in "Satin taupe"
Urban decay eyeshadow in "Oil slick"
Sleek palette in "Storm"
Maybelline EyeStudio Gel Eyeliner 24H – 02 Brown
MAC eyebrow pencil in "Lingering"
Bourjois Mascara Volumizer
Lips:
MAC lipstick in "Diva"