31 maggio 2014

Q&A: in attesa delle vostre domande... di nuovo!

Spesso sotto i post mi fate domande interessanti che però finiscono per perdersi e non essere abbastanza visibili ai più. Ho pensato che sarebbe bello poterle mettere in un post dove non vadano perse e che possano essere "consultabili" da chiunque. L'idea è quella di un Q&A (questions and answers ovviamente) molto generico: sul blog (curiosità varie, come è nata l'idea, quanto tempo ci impiego a scrivere i post...), sul trucco (tecniche, stili, rossetti, quello che vi interessa...), su un particolare look o una serie, su di me... Curiosità varie.
Lo scorso appuntamento era andato a finire così, con domande super interessanti.
Vogliamo riprovarci?


Lascio questo post (ma potete lasciarmele anche su Facebook qui) per raccogliere nei commenti le vostre eventuali domande. La prossima settimana le raccoglierò e vedrò di rispondere in modo ordinato a tutti i vostri dubbi.
Non mi lasciate ululare alla luna da sola, please XD Inventatevi qualcosa, che tanto non si perde nulla. Nemmeno troppo tempo!

29 maggio 2014

Skincare routine

 Riuscire a seguire una skincare routine è per me complesso. Sono pigra, ho poca pazienza, e fondamentalmente non ho problemi specifici che mi portino a curare la mia pelle seriamente (ricordo quando post interruzione pillola avevo sfoghi urrendi, allora sì che mi dedicavo anima e corpo alla skincare, uff).
Ho deciso però, in un momento in cui cerco di sistematizzare ogni ambito della mia esistenza, di riprovarci senza però eccedere. Eccedere soprattutto in prodotti/step, perché conoscendomi dopo un po' la cosa mi bloccherebbe e perché la mia pelle - al momento - non sembra avere bisogno di grandi cose. 
Ho messo insieme questi prodotti cercando di fare mente locale su quanto usato in passato, prodotti che mi piacevano, di cui sentivo necessità, che mi facevano risparmiare tempo ecc...
E alla fine ecco cosa ho combinato. Non vi stupite se alcuni prodotti li avete visti in una haul la settimana scorsa: questa è una skin care work in progress, quasi un manifesto alla mia volontà di seguirne una. Quando sarò pronta per essere più dettagliata - dopo un utilizzo prolungato - farò review specifiche.


1. Mousse detergente Bio Casino. Casino è come Carrefour o Auchan, questa è semplicemente la loro linea di prodotti per la cura del corpo Bio. Linea che per altro è presente da almeno cinque anni, con varie modifiche di formulazione e confezioni. Scelta perché era quella che costava di meno (3 euro), mi serviva un prodotto semplice con cui lavarmi la faccia la mattina e per pulire il viso dopo averlo struccato con la Bioderma. Ho scelto un detergente in mousse perché avevo già provato tanto tempo fa un prodotto simile (la Nuvola struccante di Neve cosmetics) e mi ero trovata molto bene perché è semplice da stendere sul viso e da lavare via.

2. Acqua di rose Pura Natura (comprata da Eataly in offerta a 2 euro). L'inci lo potete trovare qui, nel caso vi interessi. L'ho presa al posto della mia amatissima (e oditassima sul web) acqua di rose della Roberts, e in un certo senso mi sembra assolutamente equivalenti. Hanno lo stesso meraviglioso profumo. La uso unicamente sugli occhi quando sono stanchi per le troppe ore passate al pc. Dato che il barattolo della Roberts è esteticamente più invitante, presto sarà travasata.

3. Maschera all'argilla rosa Cattier. L'ho comprata perché, oltre ad averne sentito parlare molto bene, costa davvero poco (in Francia poco più di 4 euro). Nonostante io sia poco costante con le maschere, ho deciso di riprovarci con questa. Ho scelto lei rispetto alle altre della medesima linea perché mi piaceva l'idea di una maschera che andasse a illuminare l'incarnato. Avendo io un sottotono (o colorito? boh) beige e rossori pari a zero tendo a sembrare sempre spenta e malata. Nel caso mi trovassi bene, penso che potrei recuperare anche le altre.

4. Acqua micellare Bioderma. Penso di aver provato ogni tipo di struccante evah e per quanto, forse, quelli a base grassa (tipo olio di cocco) siano i migliori a livello di prestazioni, sono anche i più fastidiosi da usare, soprattutto per levarli via dalla faccia. Sulla questione ho sentimenti ambivalenti: nonostante io detesti andare a dormire truccata (cosa che NON ho mai fatto perché mi fa proprio schifo inside), so che la sera sono troppo pigra e stanca per seguire tutti i passaggi che l'olio di cocco mi richiede. Gli struccanti in base acquosa (comprese le acque micellari) hanno sconvolto la mia routine perché, pur togliendo molto bene il trucco, sono semplici da usare e soprattutto molto veloci. Infine adoro la sensazione di fresco e pulito che lasciano sul viso.

5. Emulsione viso idratante ad azione preventiva (pelli giovani e delicate) di Biofficina toscana. Non è la crema viso migliore da me provata (quella è l'emulsione lisciante al mandarino della Bio beaute Nuxe non reperibile in Italia), ma fa il suo lavoro più che degnamente. In generale preferisco creme viso leggere, che si assorbono in fretta ma che idratano sul serio. Questa mi è sembrata un buon compromesso, la sto usando da diversi mesi e la trovo perfetta anche come base per il trucco.

L'unica conclusione degna che mi sento di fare è: vendiamo quanto durerà.

27 maggio 2014

A koala-tea post: io & l'ecobio

Scrivo questo post che potremmo definire un manifesto poetico (!?!) delle mie idee riguardanti l'ecobio come introduzione alla mia skincare attuale. E' la risposta più completa e profonda alla domanda "ma perché non usi prodotti verdi?".


Il mio periodo "strong" con l'ecobio risale circa al 2010, quando ho scoperto il forum di Lola e avevo iniziato a dare maggiore peso al concetto di inci e di formulazione e di ingredienti in generale. Ricordo di aver avuto anche io un periodo quasi rivoluzionario in cui cercavo di spiegare a mia madre che la paraffina era dannosa e cancerogena (!? al riguardo ci sono solo teorie, prima di arrivare a certezze ci vorranno anni) e andava assolutamente evitata.
All'inizio avevo cercato di far entrare l'ecobio in diversi aspetti della mia routine, dal dentifricio, ai prodotti per capelli, alle creme fino ai prodotti per la base del trucco. Pian piano il mio entusiasmo è calato, soprattutto quando mi sono resa conto che i risultati non erano sempre preformanti come speravo (e spesso, come mi facevano credere forum e siti al riguardo). Al di là del discorso ambientale, la mia innocente idea era che "verde faceva meglio", ma se faceva meglio doveva esserci un riscontro tangibile. Il capello doveva sembrare più sano, la pelle più idrata ecc... La storia che bisogna dare un tempo al corpo per "purificarsi" la la potevo anche capire, ma se dopo un anno di uso di shampoo ecobio i miei capelli continuavano a fare schifo come all'inizio, forse c'era qualcosa che non andava. 
L'altro grande scoglio contro cui mi sono scontrata soprattutto nei primi tempi era il lato monetario della faccenda (la reperibilità anche fu complessa, soprattutto all'inizio quando non pullulavano e-commerce di prodotti ecobio). Spendere 8 euro per uno shampoo ecobio era per me troppo in tutti i sensi. Dovevo per forza buttarmi su alternative economiche (i famosi shampoo della Esselunga) che però non risultavano assolutamente preformanti sul mio capello. Idem in altri campi: all'inizio trovare una crema ecobio non fu semplice e per molto tempo dovetti accontentarmi di vie di mezzo (stile alcune linee Bottega verde).
Dato che non sono una persona paziente e in alcuni campi, anche dopo mesi, non vedevo risultati soddisfacenti, pian piano sono tornata quasi senza accorgermene a usare prodotti non verdi laddove non trovavo alternative valide.
Dopo un anno a usare il fondotinta Lavera, tornare ai siliconici fondi della Bourjois è stato quasi un sogno: spalmabili, ottima resa, texture divina, finish meraviglioso. Dopo mesi e mesi con gli shampoo ecobio (esselunga, lavera, viviverde e qualche prova di altri marchi sparsi), tornare a uno shampoo non siliconico ma comunque non verde è stato come ritrovare un senso logico.
Con questo non dico che l'ecobio sia una farsa, ovviamente. Io stessa scelgo ancora delle categorie di prodotti (balsami labbra, creme viso e corpo...) unicamente dentro il mondo ecobio. Però ho deciso di essere più elastica al riguardo.
L'idea dell'inci verde si è sostituita al concetto di "buona formulazione", che non vuol dire per forza ecobio ma semplicemente che il prodotto fa bene il suo lavoro senza creare particolari danni. L'inci non è una semplice somma di pallini verdi o gialli, ma è una formula chimica studiata perché le varie componenti interagiscano fra loro in maniera sensata. E come tale deve avere alcune caratteristiche che la rendano ragionata, altrimenti verde o rossa che sia, non funzionerà. E va bene avere il prodotto verde, ma se poi non funziona a che pro usarlo? Per esperienza, spesso "buona formula" va di pari passo con "verde", altre volte no. Parecchi prodotti ecobio provati (penso all'ultimo shampoo lavera alla mela) palesemente hanno problemi alla base: la formula non funziona, non lavano, non fanno il loro lavoro.
Piccolo appunto: il biodizionario non è un organo ufficiale ma - come giustamente sottolineato nella homepage - si basa spesso su un punto di vista personale su cosa sia verde e cosa no. Al riguardo si possono trovare voci divergenti per medesimi ingredienti anche tra persone con la stessa visione di cosa sia ecobio. Non vuol dire che sia da buttare, ma vuol dire che va preso con le pinze e con il giusto spirito critico.
Inoltre, demonizzare a prescindere un prodotto in quanto non naturale trovo sia inopportuno. Non tutti i prodotti verdi sono innocui o fanno bene (alcuni possono provocare bruttissime allergie, per non scendere in casi peggiori) e, viceversa, non tutti gli ingredienti chimici sono dannosi a prescindere. I famosi siliconi colpevoli di non fare respirare la pelle, servono - in teoria - al contrario per schermare la pelle da agenti dannosi (anche solo lo smog), creando una barriera che aiuterebbe la pelle a non perdere la sua idratazione naturale. In altre parole, non danno e (soprattutto) non tolgono nulla. Per alcune persone questo non è un bene, per altre è assolutamente indifferente, per altre è vitale (penso solo allo smog di Milano, la crema ecobio nulla può fare...).
Con l'uso di prodotti di varia natura ho capito alcune cose di me e credo che la consapevolezza di cosa vuole la propria pelle e il proprio corpo sia l'unica vera voce da ascoltare. E' in questo modo che ho scoperto che i miei capelli non tollerano più shampoo siliconici, ragion per cui non li uso. Ho scoperto che invece il mio viso è indifferente all'uso dei siliconi nei fondotinta (crema viso sotto o meno), ragion per cui li uso senza problemi poiché mi garantiscono prestazioni che nessun prodotto verde (dal fondo minerale a quello liquido ecobio) mi riesce a dare. Ho scoperto che come deodoranti dovrei usare prodotti delicati (altrimenti ho problemi di irritazioni) che però puntualmente sono poco preformanti... e per questo sono ancora alla ricerca del prodotto miracoloso.
Altre preferenze le associo unicamente al buonsenso: non importa se il detergente che uso per struccarmi non è verde (se è performante, ovviamente), perché tanto lo lavo via e rimane sulla pelle per pochissimo. Diverso discorso si può fare invece sulle creme viso, dove ho bisogno di idratazione vera e quindi voglio qualcosa con ingredienti buoni e di pregio.
L'unico ingrediente che mi fa storcere il naso è la paraffina, ma non più per questioni ideologiche quanto economiche. La paraffina è un ingrediente di scarso pregio e molto economico. Non a caso la si trova nei prodotti da supermercato (vedi la crema Nivea) o particolarmente economici (palette Sleek). Quando la trovo in prodotti che costano quanto un mio rene al mercato nero, mi sento presa in giro. Se devo pagare tanto, voglio ingredienti di un certo tipo perché non è giusto che tu - produttore - risparmi in fase di produzione per poi far pagare me - compratore - un occhio della testa.


Con questo lungo (e forse inutile) post non voglio dire che la mia visione sia quella giusta e quella di chi usa prodotti ecobio sia sbagliata. Credo non esistano posizioni giuste o errate a prescindere ma esistono necessità specifiche che sono diverse da persona a persona. E invece di ascoltare un biodizionario sarebbe opportuno ascoltare cosa ci dice il nostro corpo. Se dopo mesi i nostri capelli non tollerano lo shampoo ecobio, ecco, forse bisogna cambiare rotta. Allo stesso modo, se la nostra pelle non tollera più i siliconi, bisogna cambiare rotta. 
Per me l'essenziale è che un prodotto sia performante e non faccia danni. Se per ottenere questo ho bisogno di un prodotto verde o uno che verde non è, non importa. 

Sono curiosa di sentire cosa ne pensate voi a questo punto. Avete avuto anche voi un perido di forte innamoramento nei confronti della filosofia ecobio? La seguite ancora? Siete tornate al lato oscuro della cosmetica...? Fatemelo sapere con un commento!

26 maggio 2014

A koala in the kitchen: torta di mele

La torta di mele è il tipo di torta che preferisco in assoluto. Quello che quando c'è devo assolutamente provarlo. Di sicuro non è la scelta più originale, eppure è fin troppo facile trovare torte di mele che non sono un granché e che non danno alcuna soddisfazione.
La torta di mele è emblematicamente il dolce dell'infanzia, quando la si mangia si deve essere contenti e nostalgici. Farla male è un vero peccato.


Quali sono gli elementi che rendono un successo una torta di mele?
Per prima cosa, la torta di mele deve essere semplice. Gli ingredienti sono pochi, facili da ricordare. Si possono aggiungere degli ingredienti in più per renderla più originale, ma la base deve essere il più semplice possibile.
In secondo luogo, deve essere soffice, morbidissima. Non deve essere secca, ma ricca, umida (cotta, ma umida). Spesso si crede che per ottenere questo risultato serva tanto burro... e invece no. Il segreto è semplicemente separare tuorli da albumi, montare a neve i secondi e aggiungerli all'impasto per ultimi, prima delle mele. Saranno loro a rendere l'impasto leggero, spumoso, morbido dopo la cottura. Provare per credere.
Infine, proprio in virtù del fatto che la torta di mele è una ricetta semplice, serve un twist. Quel qualcosa che chi la mangia non si aspetta che la rende più interessante e speciale.

notare il caramello sciolto sopra la torta <3
Vi propongo questa versione della torta di mele con la superficie caramellata, incredibilmente semplice e veloce da fare. E non c'è burro!

Ingredienti:
120 grammi di zucchero
2 uova 
50 ml olio di semi
100 ml latte
200 grammi di farina
1 bustina di lievito
un pizzico di sale
aroma alla vaniglia (o scorza di un limone)
2 mele medie

Per la superficie
zucchero di canna q.b.
cannella q.b.
burro q.b.

Scaldare il forno a 180°. Preparare una teglia imburrandola e infarinandola.
Per prima cosa separo gli albumi (che monterò a neve), dai tuorli. Quest'ultimi vengono sbattuti in una terrina con lo zucchero fino a rendere il composto spumoso. Aggiungo poi l'olio, il latte, la farina insieme al lievito e infine aroma alla vaniglia e sale. Prendo gli albumi montati a neve e li incorporo piano piano, con movimenti lenti dal basso verso l'alto con una spatola.
Pulisco e pelo le mele. Una verrà tagliata a pezzetti piccoli che aggiungerò all'impasto, mentre l'altra verrà tagliata a fettine per guarnire la superficie.
Sopra le fettine di mele, andate a porre lo zucchero di canna e la cannella distribuendoli in modo omogeneo. Infine ponete qualche ricciolo sottile di burro per aiutare lo zucchero a caramellare.
Porre il tutto in forno per 30-40 minuti. Fate la prova dello stuzzicadenti per sapere se la torta è cotta al suo interno.



Et voilà.
Il caramello in foto si nota. Una volta raffreddata, la superficie risulterà quasi croccante, facendo contrasto con la morbidezza della torta. Il profumo di cannella è semplicemente divino.
Ovviamente, se non volete complicarvi le cose, potete rimanere alla ricetta classica, evitando gli ultimi passaggi.

Al solito, se li provati, se li modificate... fatemelo sapere con un commento o con una foto su facebook oinstagram (ogni volta che mi taggate nelle foto dei piatti e dei dolci che realizzate con le mie ricette mi fate tanto felice).

23 maggio 2014

Tag: The Lip product Addict

Finalmente si torna a parlare di rossetti e prodotti labbra. Sento la vostra gioia, sul serio.


Eniuai, sono stata taggata da troppe donzelle per fare finta di niente anche volendo. Ringrazio per la menzione Anna Gaia di What's in my beauty bag, Elsa di Like a candy shop e Misato di A lost girl. Menzione importante per EstéeAmelia ovvero le creatrici del tag.
Bando ai convenevoli, iniziamo!

1. Favourite Balm/Treatment – Prodotto preferito per la cura delle labbra


Senza dubbio i balsami labbra della Legami che trovo alla Feltrinelli (e ho scoperto anche alla Coin) a circa 4 euro. Hanno un inci verde e fanno il loro lavoro divinamente. Ammetto però di amarli soprattutto per il loro profumo paradisiaco. Ne ho tre, quello al cocco, quello alla vaniglia e (new entry) quello al cioccolato.

2. Best Eye Catching Red – Miglior rosso acchiappasguardi



Russian Red di MAC. Non c'è storia. Non c'è altro da dire. Ogni volta che lo metto dopo qualche tempo di lontananza mi stupisco del perché non lo indosso tutti i giorni per quanto è bello.

3. Best Luxury and Best Drugstore – Miglior rossetto di brand di lusso/high end e migliore economico



Ho comprato solo un rossetto high end nella mia vita e solo perché l'ho trovato a metà prezzo. Vale? Io spero valga perché è bellissimo e rimane comunque il rossetto per cui ho sborsato più soldi evah (21 euro). Parlo di Madame Batifole di Guerlain, un fucsia-rosso intenso meraviglioso.
Sui migliori rossetti economici credo concordiamo tutte: i Kate di Rimmel sono una vera sorpresa per il prezzo che hanno. Durevoli, pigmentati, colori interessanti. Voto però lo 09, perché un magenta di quel tipo è un vero successo.

4. Best MAC Lipstick – miglior rossetto MAC Cosmetics


Me l'ero lasciata per ultima questa domanda (anche se voi le vedete con l'ordine giusto).
Ho guardato a lungo la scatolina che contiene tutti e... 20 (azz) rossetti MAC come la mia gatta guarda i piccioni dalla finestra. Stavo per tirare fuori un nome a caso tanto per concludere l'agonia ma alla fine mi sono decisa per Brave red. Pur essendo un Cremesheen ha una resistenza pazzesca, degna almeno di un satin. Ha un colore bellissimo che illumina il volto appena indossato. Formula e tonalità perfette, non si può chiedere altro.


5. The Most Disappointing – il più deludente

Wow, credo di poter dire nessuno. E' da anni che non compro un prodotto deludente per labbra, fondamentalmente perché mi informo tanto, provo tanto, ho tanti dubbi e sono una cagacazzi. Queste cose, messe insieme, hanno fatto sì che le cantonate siano sempre meno e nel reparto labbra non mi viene in mente davvero nulla.

6. Liner – Yes or No? – Matita labbra… sì o no?


Io non ho le labbra molto definite. Sono pallide pallide e soprattutto il labbro inferiore ha dei bordi tutt'altro che netti. Forse per la stessa legge che fa volere i capelli ricci a chi li ha lisci e viceversa, io ho sempre adorato le labbra colorate ultradefinite. Oltre al gusto c'è anche una questione di necessità perché non avendo le labbra definite di mio, i rossetti tendono ad andare nelle pighette, a muoversi... Insomma, devo prendere le mie precauzioni. Inoltre, mi piace molto giocare con i colori di matite e rossetti, per modificare quello che possiedo, inventare nuove tonalità e così via...
Le migliori evah sono quelle di MAC (e cosa lo dico a fare?), ma tra le economiche si difende molto bene le Pastello di Neve cosmetics.

7. Best Gloss – miglior lucidalabbra



8. Something Extra.


I rossetti stile penna/matita/matitona/quellochepreferite. La mia passione.
Ne ho un sacco e ne sono morbosamente attratta. Lasciamo Freud fuori da questo post però.
Di solito tendo a scartare quelli troppo sheer e mi concentro su quelli più coprenti, qualsiasi finish abbiano (satinati, opachi, cremosi...). Ho iniziato lo scorso anno con i Chubby intense di Clinique e sto continuando passando per Lord&Berry e Revlon. E prima o poi sono certa cederò anche a quelli della Bourjois. Trovo siano incredibilmente comodi da applicare, spesso hanno tonalità più originali di quelle a disposizione tra i rossetti classici... Non so, mi mettono di buon umore. Di nuovo, lasciamo Freud fuori da questo post.


Dato che molte delle persone che seguo hanno già risposto o stanno per farlo, evito di taggare inutilmente e lascio la parola a chiunque voglia unirsi ^_-

21 maggio 2014

Neve Cosmetics collezione Quetzalcoatl: prime impressioni, swatches e look (Cielo & Terra)

Per l'uscita della nuova collezione Primavera-Estate, Quetzalcoatl (dal nome di un dio azteco, qualche info qui), Neve cosmetics mi ha omaggiata in anteprima di una parte della collezione: le matite Cielo e Terra, gli ombretti Peyote e Rituale e il blush Flame tree.
Le polveri sono state recensite in questo post. Qui ci dedicheremo unicamente alle matite Cielo e Terra, reperibili sul sito Neve cosmetics al prezzo promozionale di 4,32 euro (4,8 euro prezzo pieno). 


A differenza di quanto ho fatto nel post precedente, tratterò Cielo e Terra insieme perché le loro performance sono a mio parere perfettamente omogenee.
Cielo viene descritta (ed è a tutti gli effetti) come un turchese intenso, con qualche piccolo (molto piccolo) glitter in tono. Non la definirei shimmer, quanto piuttosto satinata.
Terra viene descritta come un marrone caldo, io la definirei un marrone bronzo caldo shimmer, con riflessi ramati/dorati.
Sono entrambi due colori molto interessanti e facilmente sfruttabili. Cielo in particolare può essere utilizzata per aggiungere un tocco di colore intenso a un look neutro (linea di eyeliner, o dentro la rima...).
Entrambe le matite sono molto morbidi, scriventi, facili da usare e senza glitter eccessivamente grossi che diano fastidio alla palpebra o alla rima interna.


Ho cercato di testarle sfruttandole in modi diversi per potervi dare una preview del prodotto il più dettagliata possibile. Per semplificare, stilo una lista dall'utilizzo in cui si sono dimostrate migliori decrescendo a quello su cui ho più perplessità.

  1. Come eyeliner o per tirare linee in generale o per creare punti di colore (anche sotto l'occhio lungo le ciglia inferiori). Si stendono benissimo, essendo molto morbide, con semplicità e permettono di creare belle linee anche a chi non è troppo esperto.
  2. Come basi sotto un ombretto, dopo ore non ho visto il colore cedere né crearsi delle pieghe. La mia palpebra non è molto oleosa e questo potrebbe aver facilitato il loro lavoro, ma purtroppo solo queste palpebre ho per fare eventuali prove. 
  3. Come basi senza ombretto per fissarle. Idem come prima, anche se il colore dopo un po' svaniva lentamente. Niente pieghe. Anche questo potrebbe essere "causato" dalla mia palpebra poco oleosa.
  4. Nella rima interna. Troppo morbide, non rimangono nella rima interna ma si depositano lungo le ciglia inferiori senza colare (un effetto che secondo me è molto più grazioso del colore nella rima interna, ma sono gusti), senza svanire e senza disperdersi ulteriormente. Per me non è assolutamente uno svantaggio poiché sono una ferma sostenitrice del colore NON nella rima interna ma lungo le ciglia inferiori (per una serie di motivi che sono qui off topic), ma se qualcuno si aspetta che la matita rimanga... diciamo che ho visto di peggio ma anche di meglio. Partivo pessimista e comunque mi hanno stupita in senso positivo non svanendo e rimanendo intense. Terra da questo punto di vista si è comportata meglio di Cielo.
Vediamo ora un breve confronto con alcuni colori più o meno simili: Teddy di MAC e Electric di Urban Decay.


Electric e Cielo sono molto simili, con la prima un filo più chiara e brillante della seconda. La vera differenza sta nella quantità di glitter: Electric è un nugolo di glitter, Cielo è decisamente più sobria. Questo ha ripercussioni anche sulla stesura, Cielo è nettamente migliore a questo punto di vista.
Teddy è decisamente più scuro e anche un filo meno caldo di Terra. Quello che è molto simile è il riflesso bronzato/ramato presente in entrambe. Vedi foto dettaglio sotto.


Ho provato a usare entrambe le matite in un look, Cielo principalmente come base da sola e con ombretti sopra, Terra come matita sotto l'occhio e come base per un ombretto nero per la linea più esterna dell'eyeliner. Sulle guance ho Flame tree mentre sulla palpebra mobile ho Peyote, sempre della collezione, le review le trovate qui.




Tirando qualche somma...
Mi piacciono molto entrambe. Sono molto morbide, scrivono bene e fanno il loro lavoro degnamente. Per essere così morbide e dall'inci verde, mi sembrano anche piuttosto resistenti, anche se ovviamente questo punto dipende molto dalla vostra palpebra e dalla vostra rima interna in primis.
Non le consiglio a chi vuole usarle unicamente nella rima interna, ma le consiglio a chi vuole delle basi per intensificare gli ombretti, a chi vuole qualcosa di semplice per tirare delle belle linee di eyeliner.
Penso che insieme a Peyote e Flame tree siano tra gli elementi più interessanti della collezione, soprattutto se non avete tonalità simili in casa. Visto il prezzo, decisamente modesto anche senza promozione, le terrei in considerazione.

19 maggio 2014

10 cose che odio di te. Dedica a Nascondino di Neve cosmetics.


There’s small choice in rotten apples.
The Taming of the Shrew, Hortensio, scene I


  1. Quando ti prelevo con il pennello non capisco mai se ti ho effettivamente acchiappato o se sei rimasto a farmi ciao come le caprette di Heidi nella confezione.
  2. Quando ti prelevo con il polpastrello ho la medesima sensazione descritta prima. Con la differenza che, al contrario del pennello, il mio polpastrello ha terminazioni nervose che dovrebbero suggerirmi la tua presenza o meno. Sfidi la scienza, ma anche la mia pazienza.
  3. Applicarti richiede la pazienza di un santo, perché non si capisce se effettivamente sto coprendo qualcosa o sto solo facendo finta. Io santa non sono.
  4. La tua consistenza va nelle rughette. Io non ho chissà che rughette, tu me le crei. Costringere una donna a fare i conti con il tempo che avanza è da vigliacchi. 
  5. Odio la tua confezione di plastichina. Sembri solido quanto il mio bicipite (inesistente).
  6. Odio la tua colorazione Guava. A prescindere. L'ho provata una sola volta e dire che era troppo scura è come dire che Obama è abbronzato. Eufemismo.
  7. Non riesci a coprire nemmeno le mie imperfezioni, che sono praticamente inesistenti. Figurati quelle non immaginarie.
  8. Avessi almeno un buon odore ti amerei almeno per quello, o almeno ti userei come antistress quando cerco di applicarti senza successo. Ma non hai odore.
  9. Il nome Nascondino immagino sia riferito al fatto che capire dove ti ho messo è come cercare un ago in un pagliaio. E non perché ti amalgami bene con l'incarnato, ma banalmente perché non ti fissi.
  10. Sostieni di correggere le occhiaie, ma ogni volta che ti applico (o almeno ci provo) e poi mi faccio foto vedo occhiaie che prima non esistevano. Sono lì, e mi fanno ciao come le caprette di Heidi (tu sei ancora nella confezione, mi dici ciao da lì sbeffeggiandomi). Evidentemente avere a che fare con te è provante, stancante, invecchiante. In pratica è come un tipico matrimonio nella media. Io odio i matrimoni. E odio anche te.


Nascondino deve essere prelevato con le dita, perché scaldare molto il prodotto con il polpastrello e prelevarne parecchio è l'unico modo per ottenere una minima coprenza. Una coprenza che non va a correggere occhiaie scure (direi, "sostanziali"), ma che non può soddisfare nemmeno chi cerca solo un pizzico di illuminazione a causa del finish. 
L'idea della texture è sicuramente interessante, ma va sviluppata meglio, creando un prodotto che non vada prelevato a quintalate perché vada a coprire effettivamente qualcosa, migliorando la gamma di colori a disposizione (Guava non va bene per tutte, e light è troppo scuro per molte persone).
Se volete leggere una review più serie, articolata e con foto-prova più dettagliate vi consiglio quella di Ale di Dotted Around che potete trovare qui. Mi allineo al suo parere, anche se al contrario suo non ho speranze di amarlo in futuro. Per me è un prodotto assolutamente bocciato, che andrebbe riformulato in toto per essere davvero efficace.
Nota finale: ho ricevuto il prodotto dall'azienda a scopo valutativo, ma inutile dire che ciò non mi ha condizionato nello scrivere la review.

18 maggio 2014

Paciugopedia 2.0 ~ makeup #10

Arrivare tardi all'ultimo Paciugo è buona o cattiva sorte?
Il primo tentativo era stato un piccolo fail: sfumature venute male, colori assolutamente non rispettosi dell'originale. Mi ero detta che l'avrei rifatto, poi una cosa tira l'altra e un impegno ti porta a stare fuori casa per giorni ed eccoci qua, che lo faccio di corsa la domenica della pubblicazione.

L'originale lo potete trovare qui
All'inizio avevo pensato di farlo completamente opaco (angolo interno a parte), ma nulla di quanto avevo nella ultramatte era utile allo scopo. La prima prova l'ha dimostrato ampiamente. Spesso capita che guardando un colore da una foto si pensa di avere qualcosa di analogo che magari in cialda è pure somigliante, poi quando lo si va ad applicare ci si rende conto che l'effetto è completamente diverso. Imparando dall'errore ho quindi ricalibrato tutto, ho scelto colori diversi e ottenuto qualcosa di maggiormente simile all'originale. 




Non credo mi abbiate mai visto così colorata. Miracoli di metà maggio.
Ho deciso di giocare un po' con i finish. Per l'angolo interno alla fine ho usato due colori ultra shimmer: un verde chiaro molto shimmer e Peyote (pigmento bianco-giallo con riflessi lime). Il blu centrale è leggermente satinato mentre il viola utilizzato per la piega è completamente opaco. Ho voluto aggiungere un tocco personale sfumando il viola con del fucsia, che riprendesse in parte il colore delle labbra.
Sulle labbra ho utilizzato il mio ultimo acquisto, il Pupa I'm 406, un fucsia con una nota calda.

Al solito spero vi piaccia e vi ringrazio per avermi seguito in questa gara contro me stessa per la costanza. Con alti e bassi ma alla fine abbiamo visto la conclusione di questo appuntamento. E ancora grazie a Svampi per l'idea!

Face:
Maybelline Fit me! foundation 105
Essence concealer Stay all day 1
  Bourjois powder "Healthy balance" 52 Vanille
Neve cosmetics blush in "Flame tree"
Eyes:
MAC Paint pot in "Soft ochre"
NYX eyeshadow in "Irises"
NYX pigment in "Grass"
Neve cosmetics eyeshadow in "Peyote"
Sleek palette in "Snapshot"
MAC fluidline in "Blacktrack"
MAC kajal in "Feline"
MAC eyebrow pencil in "Lingering"
Clinique High impact mascara
Lips:
Pupa I'm lipstick 406

16 maggio 2014

You, me and the koala. Percorsi universitari.

Qualche giorno fa avevo proposto su facebook una serie di post più "personali" che però potessero avere qualche interesse o qualche utilità. Ho anche fatto una breve lista di temi papabili e ho ottenuto risposte favorevoli in maniera omogenea per ognuno di essi. 
Ho quindi deciso di iniziare con la prima idea che mi era venuta in mente, ovvero quella sul mio percorso accademico-universitario sperando che possa essere utile sia a chi deve ancora decidere sia a chi magari sta vivendo qualche difficoltà.


Il mio percorso universitario si è concluso poco più di un anno fa ed è stato tutt'altro che lineare e semplice. Ci sono stati ripensamenti, cambi di direzione, dubbi... In realtà le idee chiare su cosa avrei voluto fare nella vita non le ho mai avute. Nell'ultimo anno di liceo scientifico (perché inizialmente l'idea era fare il medico!) ricordo di aver cambiato idea su cosa fare almeno due o tre volte. Alla fine, presa dalla passione per il Giappone, un costante sottofondo dei miei ultimi anni di liceo, decisi di iscrivermi a Lingue per studiare lingue orientali. Misi sul piatto sia il giapponese che il cinese, con il secondo che doveva essere l'anima più pratica della scelta. Ci misi nemmeno un anno per capire che due lingue orientali erano troppe per me e a malincuore (letteralmente, ci furono pianti, crisi, di tutto) abbandonai il cinese per dedicarmi unicamente al giapponese. 
Tuttavia, anche tolto lo scoglio del cinese, studiare giapponese si riverò massacrante per il mio povero cervello e per il mio povero cuore perché per me - che sono tedenzialmente emotiva e timida - gli esami orali furono momenti di panico e paura.  Ricordo che alla vigilia del terzo anno - consapevole che avrei dovuto farne anche un quarto - stilavo liste di pro e contro per capire cosa volevo fare di me, se rimanere o lasciare. Alla fine decisi di tenere duro e di concludere almeno quel percorso, assolutamente certa che non avrei proseguito con la magistrale in giapponese.
A posteriori studiare Lingue è stato massacrante, ma allo stesso tempo fondamentale per capire cosa volevo fare dopo. A posteriori non sacrificherei mai quanto fatto - anche se mi è costato un anno di ritardo - per una laurea a Lettere (ricordo per chi non sa come si conclude la storia che la mia magistrale era sotto Lettere). Mi piace vedere il tutto come uno sbaglio di prospettiva: le lingue mi sono sempre piaciute, ma studiarle come mero strumento pratico da assimilare goccia e goccia non faceva per me. Per me le lingue erano un costante "perché?". Perché si dice così? Perché si costruisce la frase in questo modo? La vera illuminazione venne con il mio primo incontro con la linguistica, con un corso che aveva tutt'altro nome. Lo ricordo come l'esame più bello e il percorso di studio più soddisfacente di tutta la triennale. In un certo senso fu come scoprire che ciò che mi piaceva fare aveva un nome, esisteva e soprattutto qualcuno se ne occupava. Fu un errore di prospettiva perché non erano le lingue, era la linguistica. Ma non avrei mai potuto conoscere la linguistica se non avessi fatto lingue.
Alla fine dell'estate del 2009, dopo uno degli avvenimenti più tristi della mia vita che mi lasciò senza alcuna certezza sul futuro, scoprii per caso che nella città in cui studiavo esisteva un corso di laurea magistrale dedicato alla linguistica. Fu come togliersi un collare che stringeva troppo. Piansi, perché finalmente riuscii a riavere una prospettiva per il futuro. A quel punto, concludere la triennale diventò per me solo un passo di distanza tra me e ciò che ormai percepivo come il mio vero percorso.
Purtroppo non fu semplice comunque. L'estate prima della mia laurea cambiarono le regole a metà, decidendo che la sessione straordiaria di gennaio (quella in cui avrei dovuto laurearmi) era esclusa dall'iscrizione alla magistrale in scadenza a dicembre. La conclusione sarebbe stata perdere completamente un anno. Un altro. Se l'estate del 2009 fu difficile per questioni sentimentali, quella del 2010 fu praticamente straziante. Non so dove, tra una crisi e l'altra, trovai la forza (della disperazione) di scrivere tutta la tesi sperando che a settembre il mio relatore l'avrebbe approvata per la sessione di novembre. A settembre la mia tesi fu bocciata senza nemmeno una lettura, ma semplicemente sfogliando la bibliografia (che seguiva però le sue direttive). Mi crollò il mondo addosso. Dopo qualche pianto (non esagero, la mia triennale è stata un lungo grande pianto, letteralmente e metaforicamente parlando), mi misi il cuore in pace all'idea di dover trovare qualcosa da fare nell'anno che avrei perso. Quando le speranze erano ormai nulle, mi venne data la notizia di una sessione straordinaria a dicembre per chi aveva necessità di iscriversi alla magistrale. Riprensi la tesi, la sistemai come mi sembrava meglio e la ripresentai al relatore che - nuovamente senza leggerla - mi disse che poteva andare, ma potevo dire addio alla lode perché il mio lavoro non valeva tanto. Il sollievo non cancellò la delusione. 
Infine mi laureai - finalmente - e la sorpresa fu tanta quando mi venne assegnata la lode lo stesso. Già. L'università è anche questo.
Dall'iscrizione alla magistrale alla fine della stessa... forse è stato il periodo più fortunato e bello della mia vita universitaria. Scoprire che oltre ad amare ciò che facevo ero anche brava è stato meraviglioso. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere e incontrare persone meravigliose (tra i docenti, con i compagni di corso ho sempre avuto sfortuna XD) che mi hanno aiutata, sostenuta e ispirato a fare di più e fare meglio, in primis il mio (unico e vero) relatore a cui devo tutto ciò che sono e faccio ora. Soprattutto, e due, è stato bello lavorare con gente che aveva stima di ciò che facevo e mi ha lasciato libera di dare un taglio personale al lavoro che ha portato la mia vera tesi, che considero alla stregua di un figlio di cui sono orgogliosa e fiera.
Per scendere nei dettagli, i filoni di ricerca che più mi hanno appassionato (e di cui mi sono occupata in parte) riguardano la lingusitica tipologica e quella cognitiva. La prima si occupa di confrontare le lingue cercando di capire cosa queste abbiano in comune e, laddove le lingue non si comportino allo stesso modo, se ci sia una ratio dietro il loro variare. La seconda parte dal presupposto che la lingua sia una espressione dei nostri processi cognitivi e quindi uno strumeto per poter studiare la mente umana. L'unione di queste due anime della linguistica ha creato interessanti studi su eventuali patter comuni tra le lingue come testimonianze di processi cognitivi universali (esempio: tutte le lingue nei periodi ipotetici, in maniera non marcata, pongono prima la protasi e poi l'apodosi in quando seguono il processo di causa -> effetto).
Ovviamente gli imprevisti non sono finiti, altrimenti non sarei io, che mi chiamo "sfiga" di secondo nome. Quello che c'è stato tra la laurea magistrale e ciò che faccio ora è stato tutt'altro che semplice e lineare, ma è storia troppo recente per essere raccontata con imparzialità ed esula dall'argomento che ci eravamo prefissati all'inizio.



Il primo cosiglio è di non prendere decisioni pensando troppo e troppo spesso a questioni utilitaristiche. L'università è un percorso duro, stressante. Studiare e dedicarsi a qualcosa che non ci appassiona rischia di diventare da alienante a impossibile a seconda della persona. Ricordo che l'approccio di tanti compagni al cinese era di questo tipo: lo studio perché è la lingua del futuro, ci darà un lavoro ecc. A parte che nulla è così semplice e lineare nel mercato del lavoro, il poco rispetto che queste persone avevano per ciò che studiavano era indice della natura stessa dell'errore, che li portò chi prima chi dopo a mollare e andare altrove.
Il secondo consiglio è di ascoltarvi. Anche quando ascoltarvi è difficile. Nulla è più mortificante per l'anima di ammettere di aver preso un percorso sbagliato, ma più si va avanti più è una china insormontabile. Siate razionali e non scappate di fronte alla prima difficoltà, ma se quello che fate vi fa stare male, vi fa avere crisi, vi fa saltare appelli su appelli... E' il caso di mettersi di fronte a una lista di pro e contro e decidere cosa fare. Non abbiate paura di cambiare percorso. Cambiare idea è normale, soprattutto se la scelta è stata fatta a 19 anni. Un sacco di persone che conosco hanno cambiato idea e mettere in atto questo cambiamento li ha resi più felici e soddisfatti.
Il terzo consiglio è, se cambiate, di non pensare a quello che avete fatto prima come qualcosa di sbagliato. Tutte le esperienze danno qualcosa, ci fanno crescere e maturare. Anche se non ho contiuato con il giapponese, averlo studiato mi ha aperto gli orizzonti, ha reso il mio approccio alle lingue migliore e più analitico. Ma soprattutto ha stimolato in me una profonda curiosità. Avessi fatto Lettere, forse, non avrei mai trovato la mia strada.

Ascoltatevi, comprendetevi e siate giusti e onesti con voi stessi.

14 maggio 2014

Neve Cosmetics collezione Quetzalcoatl: prime impressioni, swatches e look (Peyote, Rituale, Flame tree)

Per l'uscita della nuova collezione Primavera-Estate, Quetzalcoatl (dal nome di un dio azteco, qualche info qui), Neve cosmetics mi ha omaggiata in anteprima di una parte della collezione: le matite Cielo e Terra, gli ombretti Peyote e Rituale e il blush Flame tree. La collezione sarà disponibile online da oggi con un prezzo scontato in vista del lancio.
Le matite Cielo e Terra saranno recensite in un post separato che pubblicherò a breve. In questo post mi concentrerò sui prodotti in polvere.


Iniziamo con quello che credo essere il pezzo forte della parte di collezione che ho visto: Peyote.
Peyote viene descritto da Neve come una polvere di cristalli trasparenti con riflesso verde lime. Personalmente non lo definirei trasparente perché la sua base bianca-giallognola è ben visibile. Sui riflessi lime invece sono d'accordo.



E' un colore molto interessante e originale, e altrettanto versatile. Il suo lavoro più banale - come illuminante - lo svolge egregiamente (vi invito a vedere quanta luce dà al look qui sotto). E' interessante anche usato sopra a un altro ombretto per renderlo shimmer o luminoso o comunque per modificarne in parte (e in maniera imprevedibile, a volte) il colore.

Ho provato a confrontarlo con l'unico colore in mio possesso che potesse avere qualche vera pretesa di illuminate, ovvero Mary-Lou Manizer di The balm. Ovviamente sono colori molto diversi: l'illuminante di The balm, pur avendo riflessi dorati, risulta comunque più "carne" e più "trasparente" con la pelle rispetto a Peyote, la cui base bianca-giallastra risulta molto più evidente (quindi no, non è trasparente nemmeno da asciutto!). Ma a livello di illuminazione trovo che siano notevoli entrambi.


Secondo pezzo della collezione occhi, Rituale.
Rituale viene descritto da Neve come un ipnotico duochrome viola prugna dalla satinatura indaco. Il duochrome lo vedo poco, anche da bagnato devo dire. Qualche riflesso sì, ma un vero e proprio duochrome no. Sul viola prugna sono d'accordo, è un viola medio cupo dal finish satinato con qualche riflesso indaco-bluastro. 



Colore che dona a molte, ma che va per forza unito a qualcosa di luminoso onde evitare l'effetto pugno in un occhio (soprattutto se messo a tutta palpebra). 
Non lo trovo un colore particolarmente originale, né particolarmente interessante. Tonalità del genere si trovano un po' ovunque e non essendoci uno duochrome spiccato, mi sembra persino banale. Per altro - al contrario di Peyote - non lo trovo particolarmente pigmentato soprattutto se lo si lavora con dei pennelli (con il polpastrello ovviamente è tutta un'altra storia), va costruito. Lo consiglio solo alle amanti del viola e a chi cerca proprio questa gradazione, perché altrimenti è evitabile senza troppe remore.

L'ho confrontato con Parfait amour di MAC che è decisamente più chiaro e più freddo.


Terzo prodotto in polvere che ho potuto valutare è il blush Flame tree.
Flame tree viene descritto da Neve come un rosa corallo acceso con satinatura fucsia. Sulla prima parte nessun problema (ma è più corallo-aranciato che rosa), ma la satinatura fucsia proprio non la vedo. Sarei propensa persino a credere che non esista.



Nonostante la descrizione di Neve (che mi fa arricciare il naso), lo trovo un colore adorabile nella sua semplicità. In estate poi verrà in aiuto a chiunque - anche chi è molto chiaro, dosandolo bene - voglia apparire più colorato in faccia senza rischiare l'effetto finto. Ottimo anche per un leggero contouring, o da usare al posto di un bronzer.

L'ho confrontato con l'unico altro blush corallo che possiedo, Toile degli Instan di The balm (recensione qui). Quanto dicevo all'inizio penso appaia qui evidente: nessun riflesso fucsia, ma al contrario un corallo aranciato che si discosta molto dal vero corallo-rosa di Toile. E' una tonalità decisamente calda.


Diamo ora una occhiata a tutti e tre i prodotti in un look e poi proviamo a tirare qualche somma su cosa merita e cosa non merita di questa (parte di) collezione.




Sugli occhi Peyote e Rituale (quest'ultimo scurito nell'angolo più esterno con un ombretto nero e sulla parte superiore reso più freddo con l'ausilio della matita Cielo come base), sulle guance Flame tree. 

Tirando qualche somma...
La collezione è sicuramente interessante, con ovvi alti e bassi. 
Il pezzo più originale e versatile è sicuramente Peyote, che consiglio di acquistare soprattutto a chi cerca un buon illuminante anche da usare da solo (con una base bianca sotto diventa la fine del mondo) o chi è attirato da colori veramente non rintracciabili con facilità.
Flame tree può rivelarsi utile a chi cerca un blush corallo caldo o a chi cerca qualcosa con cui effettuare un contouring leggero o cerca un prodotto per apparire più colorita in estate ma ha paura di terre e bronzer eccessivamente marroni-caldi-aranciati. Flame tree è caldo e aranciato, ma decisamente più naturale di molte terre in commercio e se dosato bene fa la sua ottima figura.
Rituale è un nì, che diventa no per chi ha già un buon arsenale di viola in casa. Il rischio "effetto pugno" è troppo facile da ottenere soprattutto per chi non è esperto nella sfumatura e il duochrome è troppo poco evidente per renderlo un colore originale da avere o che può esser usato da solo senza intoppi.

12 maggio 2014

Lipstick monday: Revlon Colorburst Matte Balm in Standout

Il rossetto di oggi è un mio acquisto relativamente recente ma soddisfacente in tutto e per tutto. L'ho comprato senza nemmeno pensarci troppo dopo averlo visto decantato da lei. Il colore mi sembrava abbastanza originale, qualcosa che non avevo già nella mia piccola collezione di rossi e alla fine l'ho preso senza nemmeno provarlo.

La reperibilità di questo prodotto dipende da dove siete solite trovare la marca Revlon. Personalmente l'ho acquistato da Coin per dieci euro circa, ma credo sia possibile trovarlo altrove anche con prezzi più accattivanti. In mancanza di altro, penso sia possibile - attraverso una minuziosa e attenta ricerca - reperirlo online.


Il finish è matte. Su questo punto direi che non ci hanno preso in giro. Nonostante il finish opaco, rimane comunque luminoso sulle labbra, probabilmente a causa del colore. Pur essendo un rosso scuro, non lo trovo cupo. Anzi, ha quella punta di color ciliegia che lo rende semplice da portare e adatto a molte ragazze, più che il classico rossetto color vino. Anche abbinarlo risulta più immediato e semplice.
La consistenza è secca e purtroppo questo ha ripercussioni sul confort. Dura molto, è resistente e si stende abbastanza bene, ma secca le labbra. Anche più di certi rossetti matte di MAC. 

Il look lo potete vedere qui

Veniamo al vero difetto del prodotto. Sa di gomma da masticare alla menta. Tanto.
Non sono certa del perché (non è un prodotto volumizzante, per diana!) e a cosa dovrebbe servire e se serva effettivamente a qualcosa, ma secondo me è un odore pungente, che può dare fastidio soprattutto alle non-amanti della menta o a chi non riesce a sopportare profumazioni troppo forti. Io poi starnutisco ogni volta che ho a che fare con la menta, quindi l'applicazione a volte è complicata e accidentata.
La questione della profumazione dei prodotti è un tasto delicato. Non sono schizzinosa, e alla fine uso  i prodotti anche se il loro odore non è idilliaco (o mi fa starnutire), ma trovo che profumazioni eccessivamente forti o pungenti andrebbero evitate a prescindere. Come trovo eccessivo il profumo di rosa e talco dei blush bourjois (che mi piace, e pure tanto), trovo eccessivo questo. 
Insomma, prima di comprarlo, provate ad annusarne almeno uno. Prevenire è sempre meglio.



All in all, lo reputo un buon prodotto. Al di là del fattore profumazione, può rivelarsi un acquisto molto azzeccato che darà soddisfazioni. Il prezzo poi è molto interessante vista la durata, la pigmentazione e il colore.
Voto: 8-

11 maggio 2014

Paciugopedia 2.0 ~ makeup #9

Anche questa settimana paciugopedia. Si vede che mi alleno a rispettare le scadenze per il prossimo mese colmo di appuntamenti importanti? Già. 
Il look originale lo potete trovare qui. Colori cupi: sono passati solo pochi mesi dal freddo e già mi mancano. Probabilmente perché mi sento molto più a mio agio a portarli rispetto ai colori vivaci e accesi (vedi la scorsa paciugopedia).



Sugli occhi ho usato praticamente solo la Vintage romance di Sleek: il borgona per il centro, il nero per l'angolo esterno e infine il bronzo per illuminare l'angolo interno.
Sulle labbra potete invece vedere (forse per la prima volta nel blog) il matitone della Revlon in Standout, comprato senza nemmeno pensarci dopo averlo visto decantato da lei.

Ci vediamo la prossima settimana per l'ultimo appuntamento della serie ^^


Face:
Bourjois CC cream 32 Beige claire
Essence concealer Stay all day 1
  Bourjois powder "Healthy balance" 52 Vanille
Bourjois blush in "Rose frisson"
MAC blush in "Harmony" (contouring)
Eyes:
MAC Paint pot in "Soft ochre"
Sleek palette in "Vintage romance"
MAC fluidline in "Blacktrack"
MAC kajal in "Feline"
MAC eyebrow pencil in "Lingering"
Clinique High impact mascara
Lips:
Revlon Colorburst Matte Balm in "Standout"