14 settembre 2015

Getting ready for Japan #1 Valigie, zaini e altre amenità

Io sono una persona organizzata.
Anzi, nemmeno organizzata. Sono una persona preparata
Sono il tipo di persona che passa le serate a guardare video come "supermarket in Japan" per capire cosa aspettarsi di trovare e cosa non aspettarsi di trovare una volta là. Sono il tipo di persona che se deve andare da qualche parte mai vista prima (specie all'estero), guarda su google map com'è fatta la via per riconoscerla subito. Sono il tipo di persona che ancora prima di trasferirsi ha imparato a memoria il percorso dormitorio-stazione.

Sono il tipo di persona che due mesi prima di partire cercava di capire come organizzare i bagagli, che tipo di bagaglio portarsi dietro, come suddividere le varie cose da mettere dentro. 
Credo esista una parola specifica nel prontuario delle patologie mentali per definire questo delirio. Temo sia OCD.

Kyoto - pack


Per capire quale sia il bagaglio giusto per voi dovete ovviamente prendere in considerazioni alcuni parametri fondamentali: 1) durata del viaggio, 2) tipologia di viaggio
Per i viaggi in aereo sotto i dieci giorni per me il baglio a mano è un must have. Risparmia un sacco di seccature e facilita di non poco le cose. Questo è valido anche e soprattutto in casi di cambi di aereo. 
Purtroppo la durata di questo viaggio (poco meno di tre mesi)  e l'impossibilità di farsi spedire roba una volta arrivata, hanno reso la mia predisposizione per i bagagli a mano assolutamente fuori luogo. 
Allo stesso modo, la presenza di un cambio intermedio (a Francoforte) ha reso necessario l'acquisto di un bagaglio resistente (perché tutti sappiamo la grazia e delicatezza con cui le nostre valigie vengono scaricate e ricaricate negli aerei) e di un bagaglio a mano comodo per correre come una matta dalla zona A alla zona Z del terminal A.
La soluzione più pratica è sembrata quindi quella di organizzare tutto come segue 1) un valigione grosso da imbarcare, 2) uno zaino molto capiente (quasi tecnico) come bagaglio a mano, 3) una pochette a tracolla per mettere le cose essenziali da avere sempre a portata di mano.

Purtroppo - e due - l'armamentario valigiesco dei miei sembra uscito da uno struggente film neorealista stile Rocco e i suoi fratelli, con qualche storia di immigrazione da Sud a Nord nel periodo del boom economico. Ironicamente - o forse no - i miei sono tutti due di pura stirpe piemontese.
Ergo, un trolley grosso non ce l'hanno ma una inutile valigia a tre piazze senza rotelle e con solo un manico di pelle... quella sì. Quella ce l'hanno.
Ho dovuto quindi arrendermi all'idea di comprare tutto ex novo.

La valigia
Dopo innumerevoli ricerche sul web per capire se fossero meglio le valigie semirigide (quelle che ho sempre usato dalla notte dei tempi) o quelle rigide, mi sono resa conto che era come chiedere a un nerd "meglio un tablet android o un apple?". Che poi è anche come chiedere "meglio Gesù o Maometto?". Insomma, boh.
Alla fine ho optato per la rigida, ma non mi sono data ancora una spiegazione logica del perché della mia scelta. A un certo punto avevo il cervello così in tumulto dalle troppe informazioni raccolte assolutamente contrastanti che ho semplicemente scelto a caso.
Essendo però tirchia inside, pur avendo scelto a caso, sono comunque riuscita a scegliere la valigia che mi costava di meno e che mi sembrava meno fragile.
Sono una fan sfegatata delle valigie di American Tourister perché le produce Samsonite (ergo la qualità è sempre ottima) ma non costano quanto un mio polmone al mercato nero. Il modello da me scelto attualmente non è più in commercio ma credo si possa trovare ancora in qualche rivenditore (tipo Scarpe&Scarpe) o negli outlet. Ho scelto questo modello perché sembrava quello meno incline a graffiarsi, per via della trama non liscia. Allo stesso modo, ho scelto la cerniera perché seppure sia meno sicura delle varie aperture a scatto, mi dà più fiducia. Misura L, sono circa 85 litri: non è la più grande a disposizione, ma non voglio esagerare perché tanto ho un vincolo di peso. Quattro rotelle, perché altrimenti non la sposto nemmeno trasformandomi in Super Saiyan. 
Il colore purtroppo è stato un passo obbligato: c'era solo più nera. Avessi potuto scegliere, avrei preso senza dubbio la versione gialla perché una valigia facilmente riconoscibile da lontano è la vita. Ho risolto la questione comprando improbabili adesivi da Tiger per 1 euro (brutti come la fame nel mondo) che ho attaccato completamente a caso sulla valigia. Ricordate sempre che un bagaglio da stiva deve essere riconoscibile per mille motivi, a partire dal rendersi conto se al ritiro bagagli qualcun altro prende il vostro per sbaglio o meno. 


Lo zaino
Scartati gli zaini tecnici veri e propri da backpackers perché sarebbero stati troppo grossi e ingombranti per le mie esigenze. Ho preferito optare per uno zaino utilizzabile anche nel quotidiano per andare all'università o per eventuali scampagnate di qualche giorno fuori Kyoto.
Anche in questo caso ho ponderato molto, troppo. Alla fine ho scelto una marca professionale, per avere un prodotto di qualità ma comunque con un prezzo accettabile.
Un must per me era la presenza di molte tasche e almeno una dedicata unicamente ai devices elettronici. Dopo molto cercare (ci sono molti video dimostrativi su youtube sul tema), ho scelto il modello Celeste della Osprey acquistato su Zalando (qui) a un prezzo scontato. E' un modello specifico per donne (la versione maschile si chiama Comet, nel caso vi interessasse), 29 litri di capienza. 
Adoro questo zaino e non vedo l'ora di metterlo all'opera. Ha ben tre tasche. La prima, la più esterna è piena di tasche e taschine interne per sistemare varie cose. La seconda, la centrale, è la più capiente, ottima per mettere il cambio di vestiti (un must se imbarcate il bagaglio principale). Anche questa ha delle ulteriori tasche interne. Infine la terza, la più vicina allo schienale, è quella imbottita per il computer. Dentro, ha una ulteriore tasca interna imbottita per l'ipad.
Nota di figaggine: la fodera interna dello zaino è color verde acqua, ottima per vedere bene ciò che c'è dentro.

Pochette tracolla
Avrei potuto viaggiare con il solo zaino, ma per esperienza so che è meglio avere qualcosa di comodo dove tenere il passaporto e i vari boarding pass, nonché lo smartphone. 
Non volevo prendere una borsa vera e propria perché ufficialmente non si può portare più di un bagaglio a mano e per molte compagnie anche la borsa da donna è un bagaglio da mano da contare a parte. Ho preferito optare per qualcosa di ipersemplice, che posso buttare senza difficoltà nello zaino nel momento in cui non mi serve (tipo dentro l'aereo). Allo stesso modo, volevo pagare poco. Molto poco.
Alla fine ho scelto questa piccola tracolla della Newfeel di Decathlon, per meno di 10 euro. 
Due tasche, di cui una con tutti gli scomparti per carte e varie. Insomma, un piccolo paradiso di organizzazione. Per i dettagli vi lascio il sito ufficiale, perché non sarei in grado di fare foto tanto esplicative. 


Questo post delirante solo per parlarvi dell'organizzazione "esterna" del viaggio. In altre parole, manca ancora tutta la filippica sull'organizzazione interna di ciascuno di questi contenitori. Insomma, ne avremo ancora tante da dire...

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