06 dicembre 2015

10 Things I will miss about Japan

Siamo agli sgoccioli. In meno di venti giorni sarò nuovamente in partenza per tornare in Italia, dopo questa lunga avventura Giapponese.
Mi sembra quindi opportuno, mentre sono ancora qui a infreddolirmi nel gelo pungente di Kyoto - stilare una lista delle cose che più mi mancheranno di questo paese. Non credo di aver avuto una esperienza completa (più vivi un luogo più ti rendi conto che c'è ancora molto altro da scoprire), ma credo di averlo vissuto abbastanza per poter tirare fuori qualcosa di sensato... 


1. Organizzazione & Efficenza
Avrei potuto mettere molti singoli punti (e alcuni saranno inseriti nella lista sicuramente) per esemplificare questo concetto, ma alla fine bisogna concedere che se molte cose in Giappone funzionano è perché parliamo di un paese meticolosamente organizzato e incredibilmente efficiente. Pensano a tutto, prevedono tutto, organizzano tutto. C'è un sistema per fare qualsiasi cosa. Se il sistema è buono, può durare secoli. E questo è il motivo per cui alcune cose sembrano incredibilmente "démodé": finché una cosa funziona, loro la tengono e la perpetrano. 
Nota: c'è un sistema preciso e organizzato anche per consegnare la merce al cliente dentro la busta o per dare il resto. Vedere per credere.

2. Il sistema di trasporto pubblico
Per un italiano, è come bere acqua pura e fresca dopo decenni di siccità.
In media, passa un treno ogni dieci-quindici minuti, sia che si tratti di uno shinkansen (i loro treni alta velocità) sia che si tratta di un tristissimo treno locale (i nostri "regionali"). Spesso, nella medesima tratta passano treni "locali" che fanno tutte le fermate e treni "espressi" che saltano quelle minori per collegare più velocemente quelle principali: non hanno differenza di prezzo, perché si paga a tratta, si sceglie a seconda della convenienza. 
Se il treno deve passare alle 13:05, arriva alle 13:05. Punto. Il ritardo è veramente una situazione eccezionale, che viene indicata al dettaglio. Mi è capitato di vedere segnalato un ritardo di tre minuti (effettivi) per un semplicissimo treno locale. Ritardo per altro poi recuperato.
Ma anche quando il treno fa davvero ritardo, il sistema continua a funzionare. La compagnia che gestisce il treno in ritardo (qui in Giappone sono tante e diverse), consegna a chi era sul treno una giustificazione timbrata che attesta che quella persona si reca in ritardo a scuola/al lavoro per colpa loro. Da quando sono qui, è successo una sola volta.


3. La sicurezza
Il Giappone è un paese incredibilmente sicuro. La gente non ti disturba, la micro-criminalità - ovvero quella che danneggia soprattutto il cittadini medio in maniera diretta - è praticamente inesistente. Puoi andare in giro con lo zaino aperto e facilmente nessuno ci metterà mano dentro. Non a caso, lo zaino qui è la tipologia di borsa preferita in assoluto, anche nei mezzi pubblici stracolmi. 
Mi sono ritrovata ad andare in giro da sola di notte in zone molto poco illuminate e mi sono sentita persino più sicura che a girare di giorno in alcune zone centrali di Torino.
E comunque, nonostante questo, la quantità di polizia-vigili che trovi in giro è parecchio alta.

4. La cortesia 
I giapponesi sono un popolo gentile. Non sono amichevoli e spesso la loro è una gentilezza solo di facciata, ma in certe situazioni è bello ricevere gentilezza e cortesia a prescindere dai veri sentimenti di chi hai di fronte. Parlo principalmente di quando sei un cliente e non ti trovi a dover avere a che fare con il commesso cafone o preso dai suoi casini. Qui la regola è che il personale non si porta al lavoro (ma il lavoro si porta eccome a casa), e chi lavora nel commercio o nei servizi ha una etichetta ben precisa da rispettare nei confronti del cliente. 
Quando sono andata da Biccamera a comprare le cuffie, arrivata in cassa il commesso non c'era perché stava sistemando alcune cose in uno stand. Ho dovuto "chiamarlo" usando il classico campanello da hotel (con tutte le mie remore del caso, infatti prima di usarlo ho aspettato qualche minuto), lui è arrivato trafelato scusandosi. 

5. I tester
In Giappone i tester sono ovunque, per qualsiasi cosa. Dalla profumeria all'elettronica. Esistono i tester di shampoo e balsami il cui scopo - chiaramente - non è essere provati in negozio, ma farvi capire la profumazione. Esistono i tester delle cuffie nei negozi di elettronica: le cuffie vengono esibite con un numero per poterle ricondurre a confezione-prezzo. Potete attaccarle al vostro smartphone per provarne la qualità o l'audio. Sembra una sciocchezza, ma per esempio in questo modo mi sono resa conto della differenza abissale che si trova anche tra due prodotti con prezzi molti simili.
Esistono i tester dei phon per capelli, accanto all'espositore c'è una presa di corrente dove attaccarli per valutarne la potenza, il grado di calore, il rumore...
Certo, qui se lo possono permettere perché la gente non se li porta via per sport...

6. I WC (pubblici)
Le toilette giapponesi sono abbastanza famose, ma per chi non fosse a conoscenza del fatto farò un breve riassunto. Nel 70% dei casi, i wc giapponesi (pubblici compresi) hanno un sofisticato sistema che permette di 1. inserire della musica (essenzialmente rumore di acqua che scorre) per nascondere eventuali altri rumori da voi prodotti durante "l'esperienza", 2. fare il bidè attraverso un simpatico erogatore che esce unicamente quando richiesto, 3. riscaldare l'asse. Del secondo, si può regolare l'intensità del getto. Del terzo, si può regolare il calore.
Non vi dico che paradiso sia quando avete il ciclo: poter fare un bidè dopo una lunga mattina passata a camminare senza dover pensare alle peggio contaminazioni, è qualcosa di spettacolare. 
Altri punti fondamentali: i bagni pubblici in Giappone sono ovunque. E sono (quasi) sempre ben tenuti, puliti e ben attrezzati. Quando ho preso il pullman notturno per andare a Tokyo, ci fermavamo ogni due ore per fare pausa bagno-ristoro. Era incredibile vedere come fossero belli e puliti i bagni delle stazioni di servizio anche alle tre di notte.


7. Conbini
Conbini è l'abbreviazione di "convenient store", un nome che in Italia dice poco ma in altre parti del globo (come negli US o in Australia) è più familiare. I convenient store sono piccoli supermercati che vendono poco di tutto, ovvero è possibile trovare qualsiasi cosa possa servire all'ultimo minuto, ma di ogni prodotto troverete non più di una o due marche (una delle quali, sarà quella della catena di conbini). Potete trovare pane, latte, ramen, detersivi, bicchieri di plastica, riviste, cibo pronti, qualche surgelato, bevante e alcolici e molto molto altro. Dentro ci sono anche un ATM (ma solo il 7/11 accetta carte internazionali) e una fotocopiatrice. In più, ci potete pagare le bollette in maniera incredibilmente semplice. E soprattutto, sono aperti 24 ore su 24, sette giorni su sette.
La cosa bella dei conbini è che sono ovunque, persino io che vivo in mezzo al nulla ne ho due nel giro di 5 minuti a piedi. Sono utili per comprare quelle cose che servono con urgenza ma che non vi spingono ad andare fino al supermercato (vedi latte, carta igenica...), e sono utili quando siete in giro per recuperare qualcosa di veloce da mangiare.
Sconsiglio di prendere la roba fritta che vendono e che sembra preparata da loro sul momento. Quella fa veramente schifo anche solo a guardarla, ma il resto è veramente buono.

8. Le donne in kimono
Non so in altre parti del Giappone, ma qui a Kyoto molte donne vanno in giro con l'abito tradizionale, ovvero il kimono. Inizialmente pensavo fosse una cosa "da giorno di festa", ma ben presto mi sono accorta che questo accade senza particolari preferenze di giorno o di ora. Anche in questi ultimi giorni, nonostante il freddo inizi ad essere glaciale, le vedo andare in giro con tutti i vari accessori e capi coprispalla per proteggersi dal gelo. Una volta, camminando per Kawaramachi Dori tra Sanjo e Shijo (una sorta di Via Torino milanese), ho intravisto una piccola vetrina di un negozio con dentro almeno una dozzina di donne vestite con il kimono. Stavano acquistando accessori vari.
Questo ha influito molto sulla mia percezione riguardo al kimono. Molti turisti vengono qui e cercano di comprarne uno come se fosse una sorta di "souvenir", che probabilmente finirà chiuso in un armadio a fare la muffa. Ognuno può fare ciò che vuole, ma per me quello non è folclore, è il loro quotidiano. Penso che ne acquisterei uno solo se vivessi in pianta stabile qui, nel caso da usare per andare ai matsuri e simili.
Si vedono anche diversi uomini con abiti tradizionali, ma è meno frequente.


9. Esplorare templi e santuari (Kyoto related)
Ho adorato esplorare i templi e i santuari di Kyoto. Sembrano non finire mai. Alcuni sono magici, altri dimenticabili, ma l'atmosfera è sempre meravigliosa. Nonostante io abbia passato così tre mesi della mia vita, sento che potrei andare avanti e avanti e avanti, e se non fosse che ogni volta c'è da pagare un bel obolo e alcuni sono complessi anche da raggiungere, ne avrei visitati molti di più.
Questo punto è Kyoto related, ovvero specifico di Kyoto. Purtroppo l'atmosfera di Tokyo è molto molto molto diversa.


10. Togliersi le scarpe
Anche se normalmente anche in Italia tolgo le scarpe quando entro e cammino in pantofole per casa, in Giappone la cosa sembra quasi un rituale. Come probabilmente già sapete, in Giappone le case hanno uno spazio dedicato immediatamente adiacente alla porta di entrata, e il resto della casa/appartamento è rialzato in modo che non si possa - letteralmente - portare lo sporco in giro.
All'inizio bisogna prenderci la mano, poi diventa una sorta di abitudine. Alla fine, diventa quasi un piacere: è come se quello fosse l'esatto momento in cui ti togli i "panni da fuori" e ti senti finalmente a casa.
Ho adorato anche camminare per templi scalza, esplorandoli da cima a fondo. Rende tutto più familiare, gli dà un gusto diverso. E poi dopo una lunga passeggiata a piedi nudi, con solo i calzini, rimettersi le scarpe è sempre una esperienza mistica.

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