13 dicembre 2015

10 things I will not miss about Japan

Dopo aver stilato le dieci cose che più mi mancheranno del Giappone (che potete recuperare qui), ovviamente ho sentito il dovere morale di fare anche l'opposto: le dieci cose che non mi mancheranno del Giappone.
Nessun paese è il paradiso: chi vuole presentarvelo come tale o ci vuole guadagnare qualcosa, o  - se ci vive lui stesso - prima di tutto ha bisogno di raccontare a se stesso la storiella per non cadere in depressione...
Il Giappone non è una eccezione. Molti hanno il Japan dream e vedono questa terra come una sorta di Eldorado in cui tutto funziona, ma purtroppo non è così. Sicuramente molte cose vanno nella direzione migliore, molte altre purtroppo non sono così facili da accettare e da viverci bene insieme. 
Pur essendo facendo parte dei paesi "tecnologicamente avanzati", il Giappone non può essere messo sullo stesso piano di America e Europa, sono mondi a parte, diversi. Molto diversi. Non è una dimensione facile da comprendere, a volte non è facile sistemarsi. Non escludo che per qualcuno possa essere il paese della vita, ma personalmente non ci vivrei mai... 
E alcune cose, quando sei un semplice turista che non deve avere a che fare con la burocrazia e la reale quotidianità, te le perdi, te le perdi tutte...
Chiedo per questo motivo di essere razionali nei commenti. So che c'è molta gente che si sente offesa (?!) quando questo paese viene attaccato. Obiettività, nella vita, è la parola chiave.


1. Dekinai / Shō ga nai
Dekinai è la forma potenziale del verbo suru "fare". Letteralmente "non si può fare".
Shō ga nai - in maniera non letterale - vuol dire "non si può fare diversamente".
Il Giappone non è un paese mentalmente elastico: se una cosa è sempre stata fatta nel modo x, non vi aspettate che per voi facciano una eccezione o che improvvisino un modo nuovo, anche se è mille volte più semplice e logico. Non esiste la logica, esiste unicamente il rispetto per le regole. Quelle che ci sono già. 
E quando chiedete "perché?" le cose non possono essere fatte in un modo più logico-consono-sensato, lo sguardo che riceverete è epico. Nessuno si chiede perché, si fa e basta.
La cosa paradossale è che a volte mi sembra che il dekinai parta ancora prima di aver capito cosa stai chiedendo...

2. Regole, regole, regole.
In Giappone ci sono più regole che cristiani, mi verrebbe da dire.
C'è una regola per qualsiasi cosa: alcune volte sono motivate dal buonsenso, altre volte... no. Anche sforzandomi di mettermi in panni diversi da quelli dell'italiano del "ma vabbè", proprio non tornano. Capisco che parlare ad alta voce in treno sia fastidioso, e capisco anche che mangiare e bere possono creare sporco, ma c'è veramente bisogno di guardare male chi mangia evitando di fare briciole mentre torna a casa in treno dopo il lavoro e muore di fame?
Spesso non sono regole scritte, ma regole tacite, che fanno parte del common knowledge. Finché sei uno straniero vieni perdonato per gli sgarri, ma se vuoi integrarti è bene essere sensibile a ogni forma di giudizio dietro i vari comportamenti.

3. Workaholic
Il Giappone è una società impostata sul lavoro. Se pensiamo alla vita lavorativa e alla vita privata (nel senso, tutto ciò che non è lavoro dalla famiglia agli hobby) come due recipienti di acqua, in Giappone vale la regola che non si possa versare la vita privata nella vita lavorativa, ma il contrario capita in maniera sistematica fino all'esondazione.
I turni e in generale il tempo dedicato al lavoro arrivano a volte all'esagerazione e spesso lo straordinario è fatto perché si deve fare e non perché ce ne sia realmente bisogno. Non è nemmeno una situazione dalla quale puoi sottrarti: la società si aspetta questo da te e tu non puoi fare molto altro se non adattarti ("fare ciò che si vuole" non è propriamente cosa).

4. I ruoli sociali
La parità di genere è roba che forse solo gli Scandinavi hanno sfiorato, e che altrove ancora fatichiamo a vedere.
Come è successo in passato, spesso a favorire l'emancipazione femminile è una situazione di crisi che costringe le donne a "prendere il posto" degli uomini. Così in Italia, se molte donne lavorano e cercano una emancipazione è anche (ANCHE) perché con un solo stipendio non si può andare avanti e la società evita proprio di chiedertelo (se non con qualche commento da comare che puoi sempre scacciare).
In Giappone è ancora possibile vivere con uno solo stipendio e questo ha ripercussioni nel modello famigliari. Non è solo la donna a soffrirne, credo che lo squilibrio stia da ambo le parti. Perché se è vero che la donna spesso dopo l'arrivo dei figli è "costretta" (= la società si aspetta che...) a rimanere a casa a fare la madre e casalinga a tempo pieno, è altrettanto vero che l'uomo è destinato al lavoro duro senza se e senza ma, senza lamentarsi, senza mollare, portando i soldi a casa e lasciandoli alla gestione della moglie. Sono ruoli sociali molto stretti che spero si stiano sfaldando con le nuove generazioni, ma purtroppo sono ancora una realtà.

5. Soffiarsi il naso
Sia chiaro, se mi viene detto che non posso soffiarmi il naso in pubblico (per esempio nei mezzi pubblici), io mi adatto senza dramma. Non sono una soffre di raffreddore o altre patologie simili in maniera costante, anzi. Mi adatto senza problemi.
Quello a cui NON mi adatto è lo schifo che mi fa stare su un treno in mezzo a gente malata che passa il tempo a tirare su con il naso quintali di catarro. A quello non mi adatterò mai. Improvvisamente le cuffie, che in Italia servivano solo per stimolare il mio autismo sociale, qui sono un arma contro il disgusto di sentire certe cose.

6. Un paese troppo omogeneo
Il 98,5% della popolazione è formato da cittadini di etnia giapponese. Per parlare senza numeri, vuol dire che a meno di non frequentare luoghi forzatamente internazionali (come le Università, ma non tutte e non tutte le facoltà), sarete gli unici occidentali quando non gli unici stranieri nelle vicinanze.
Non solo, "etnia giapponese" è ancora un concetto considerato come importante (avrei un aneddoto curioso in merito ma per questione di privacy evito di raccontarlo, tenete però presente che anche se avete a che fare poco e per poco con i giapponesi, prima o poi questa cosa verrà fuori). Questo non avrà grandi ripercussioni su di voi come gaijin (stranieri), a meno che non vogliate 1. stabilirvi a vivere (per quasi tutti loro non sarete MAI giapponesi, fatevene una ragione, anche se la legge dice diverso), 2. sposarsi e fare figli hāfu (letteralmente, "half"). Può andare bene, come può andare male.
Anche su questo spero che le nuove generazioni portino una ventata di freschezza...
Una tizia (occidentale) su un forum raccontò che sua suocera (giapponese) di fronte alla Miss Giappone hāfu (nata e vissuta ed educata in Giappone, con un genitore giapponese) commentò: "però, come parla bene giapponese!", come se si trovasse davanti una straniera trapiantata.

7. Timidezza
I giapponesi sono molto timidi. Non solo caratterialmente, ma anche per come sono stati cresciuti ed educati, in media risultano molto più introversi e timidi rispetto a un italiano/europeo.
In generale, i rapporti sociali qui sono diversi e bisogna prenderne atto: gli incontri non si improvvisano ma si programmano, e in media si esce e ci si vede molto meno che in Italia o in Occidente...

8. I corvi
Ci sono corvi ovunque, sono come i nostri piccioni. Con la differenza che sono grossi e pericolosi e ti vengono molto vicino e ogni volta io perdo anni di vita...

9. Il clima - Umidità
Non è il paese con il clima più amichevole del mondo. Anche se possiamo dire che in tutti ci sono sul serio quattro stagioni (e non due o tre come in alcuni stati molto caldi o molto a nord), è molto diverso da quello che abbiamo in Italia. Mentre nella nostra penisola, possiamo vantare un clima temperato in ogni stagione e un tasso di umidità non eccessivo, il Giappone è l'isola degli estremi (in tutti i sensi). In estate fa molto caldo, in inverno fa molto freddo. Ed è sempre, sempre, sempre molto umido (d'estate la cosa può diventare faticosa da sopportare). Inoltre, bisogna considerare la stagione delle piogge a fine primavera/inizio estate. Insomma, alla fine i periodi con un clima decente e vivibile sono ben pochi, ovvero la primavera (ma attenzione, che fa ancora freddo) e l'autunno (ma attenzione che fa ancora caldo).
I vostri capelli non saranno felici comunque.

10. Il sesso
Da buona occidentale, fatico a comprendere una società in cui baciarsi in pubblico è considerato di cattivo gusto, ma il porno ti viene sbattuto in faccia ogni volta che vai a fare la spesa al conbini (con tanto di ragazzotti che leggono felici in orario post-scolastico). E spesso un porno con protagoniste ragazze molto (troppo) giovani.
Una spiegazione logica ce l'ho: baciarsi fa parte della sfera del sentimento, cosa su cui loro sono molto riservati, il sesso - soprattutto il porno - no. Eppure continuo a considerarlo un controsenso: dividere così profondamente il sesso dalla componente dei sentimenti è fastidioso, anche un po' datato.
Ovviamente potete immaginare le ripercussioni: il porno è ovunque, ma qui gli anticoncezionali non li potete comprare facilmente e non ho mai visto preservativi in giro (deduco quindi che per comprarli devi cercarli impegnandoti).
Non solo: chiunque abbia un minimo di cultura (?) riguardo alla pornografia giapponese sa che 1. il consenso è considerato meno erotico del suo contrario, 2. la parte femminile spesso sembra (spero sembri e basta) minorenne. Non solo e due, la prima legge contro la pedo-pornografia è dello scorso anno ed è pure parecchio permissiva (nel senso che ha diverse eccezioni alla legge, come i manga).
Insomma, è un paese con una idea del sesso diversa e questo è l'unico caso in cui mi sento di dire diversa E - a mio giudizio - sbagliata. Rispetto il loro modo di vedere e vivere i sentimenti, ma non posso approvare il modo con cui trattano il sesso in generale.

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