10 giugno 2016

Il diritto di stare una merda

Life doesn't discriminate
Between the sinners and the saints
It takes and it takes and it takes
And we keep living anyway


Ebbene sì: rivendico l'atavico diritto di stare una merda.


Non sono una grande consumatrice di video in formato vlog (per chi non è avvezzo, esiste una voce wikipedia, ebbene sì).
A darmi fastidio non è l'idea di creare contenitori di vuoto da riempire con sponsorizzazioni. Non è nemmeno l'inutilità in sé di vedere una persona vivere una banale giornata tipo-monotona.
Quello che mi dà profondamente fastidio è la selezione che viene fatta a priori da parte di chi riprende. Pezzi rigorosamente selezionati e costruiti per sembrare felici-positivi-idilliaci. Chiaramente nessuno è così masochista (o esibizionista?) da volersi filmare mentre ha una lite vera con il proprio compagno o mentre piange depresso rendendosi conto del vuoto che è la propria esistenza. Quindi, pur capendo perfettamente le ragioni di questa selezione, crea comunque un pregiudizio di fondo: trasmettere l'impressione che la vita debba essere perfetta. Sia chiaro: non che la vita sia perfetta, ma che debba esserlo. Che si può tradurre con la ricerca spasmodica di una vita esteticamente a prova di Instagram, in cui si mette da parte il dolore, la tristezza, la depressione come elementi da circoscrivere, da dimenticare (a meno che non siano utili per fare un inutilissimo video su come calmare le crisi d'ansia), invece che come elementi fisiologici di una vita cognitivamente attiva. 

Però, detto spiccio, a me di sapere quanto ti piace mangiare il sushi o quante volte hai bisogno di portare fuori a spasso il cane frega bene poco, vorrei capire se quando vai a dormire in un periodo no della tua esistenza, come me, non riesci a dormire perché il pensiero che "moriremo tutti, aiuto" non ti fa prendere sonno. 
Inutile poi fare video in cui mi dici quanto io - spettatore - non capisca che la tua vita non è tutta rose, fiori e viole, quando tu vivisezioni la tua esistenza in cosa è condivisibile e cosa non lo è.

Ma in questo mondo in cui tutto deve essere esteticamente a prova di Instagram, io rivendico il diritto di stare una merda.
Rivendico il diritto di prendere peso per "mangiare i miei sentimenti" (tremendo calco dall'inglese). Rivendico il diritto di non volermi fare foto perché mi vedo grassa, e rivendico il diritto di non dover pensare che bisogna fregarsene del proprio peso. Rivendico il diritto di non prendere sonno la notte. Rivendico il diritto di guardare il calendario in preda al terrore. Rivendico il diritto di svegliarmi nel cuore della notte urlando perché non so dove sono, in presa a una crisi di panico. Rivendico il diritto di trattare male le persone che mi vogliono bene perché non so come esprimere il mio dolore. Rivendico il diritto di essere una persona di merda, perché so che non sono solo una persona di merda. 

Rivendico il diritto di stare male. Di stare di merda.

E se tu, lettore, capisci anche solo un dieci percento di quanto ho scritto, sappi che sono come te. Sto di merda come te, soffro d'insonnia come te, rispondo male come te, mangio male come te, ho una stanza che è un cesso come te. Sono come te, perché siamo entrambi umani con un cervello, un cuore e un'anima.
E non devi sentirti in colpa di dire che stai male quando stai *davvero* male (si sa, a noi italiani piace lamentarci per le cavolate, ma quando si sta seriamente male parte il senso di colpa e il pudore). Non ti devi sentire in colpa di stare male, quando stai male.

Andrà meglio. Non siamo fatti per stare male: è un meccanismo di difesa. Passerà, migliorerà, diventerà più fievole. Andremo avanti, perché indietro non si può andare e stare fermi ci fa morire come d'inedia. Andremo avanti con il senso di colpa di chi ha lasciato qualcuno indietro, ci sentiremo in colpa di non pensare a loro, ci sentiremo in colpa di dimenticare la loro voce, di dimenticare il loro viso, il loro sorriso. Ma andremo avanti, perché è l'unica cosa che possiamo fare.
Ma nel frattempo, abbiamo tutto il diritto di stare una merda.

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